www.areeprotetteappenninopiemontese.it

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Natura 2000 ZSC IT1180011 Massiccio Antola, M. Carmo, M. Legnà
ZSC IT1180011 Massiccio Antola, M. Carmo, M. Legnà

1. Geotritone di Strinati  2. Rana appenninica

 

3. Osmoderma eremita 4. Salamandrina di Savi

Massiccio dell’Antola, Monte Carmo, Monte Legnà

La ZSC IT1180011 “Massiccio dell’Antola, Monte Carmo, Monte Legnà” è inserita nell’elenco dei Siti appartenenti alla Regione Biogeografica Continentale, approvati ed adottati con Decisione della Commissione 2004/813/CE del 7 dicembre 2004, sostituita dalla più recente Decisione della Commissione 2016/2334/UE.

A seguito dell’approvazione da parte della Giunta Regionale delle Misure sito-specifiche (con DGR 21-3222 del 2-5-2016) il sito oggetto del presente Piano è stato designato quale ZSC con Decreto del Ministero dell’Ambiente 3 febbraio 2017 “Designazione di 14 Zone speciali di conservazione (ZSC) della regione biogeografica alpina e di 43 ZSC della regione biogeografica continentale insistenti nel territorio della Regione Piemonte”.

Tutte le ZSC europee concorrono alla realizzazione della rete Natura 2000, una rete ecologica europea, coerente, costituita da siti individuati allo scopo di salvaguardare la biodiversità in Europa. La rete Natura 2000 comprende anche le Zone di Protezione speciale (ZPS) classificate dagli Stati europei a norma della Direttiva 79/409/CE Uccelli (aggiornata nella Direttiva 2009/147/CE, alla quale si farà riferimento).

Il Sito è collocato all’estremo lembo sud-orientale del Piemonte ed occupa la testata del bacino del torrente Borbera a quote comprese fra 600 e 1670 metri. Il paesaggio è quello tipico di valli appenniniche formatesi su matrice calcarea relativamente tenera; ciò ha permesso la formazione sia di crinali a forme arrotondate ma anche di ripidi versanti, localmente interessati da fenomeni calanchivi. La caratteristica che rende unico il Sito in ambito piemontese è rappresentare il solo esempio di ambiente silvo-pastorale di stampo mediterraneo montano (meso e oro-mediterraneo), che permette la compresenza di vegetazione ad inclinazione mediterranea in mosaico con quella microterma, data da relitti disgiunti di vegetazione boreale (vaccinieti) e dalla presenza in alcuni impluvi di specie arboree di mesofile (carpino bianco, frassino maggiore, tiglio ecc...).
L’importanza del Sito nel contesto della Rete Natura 2000 risiede inoltre nel fatto che, in ambito geografico locale, costituisce un territorio senza soluzione di continuità con i SIC IT1330905 – “Parco Antola” (Liguria) e IT4010012 – “Val Boreca, Monte Lesima” (Emilia Romagna).
La copertura forestale estesa e continua, interrotta da praterie di crinale e prati da sfalcio da considerarsi relitti, occupa circa i tre quarti del Sito. Essa è costituita prevalentemente da faggete eutrofiche (cod. Habitat 9130: Faggeti dell’Asperulo-Fagetum), probabilmente un tempo anche con presenza di tasso e agrifoglio e, fino alla fine del 1800, residui di abete bianco; tale specie è ancora segnalata sul versante emiliano del Monte Antola. Individui di abete bianco e altre conifere di origine antropica (piantumazioni) sono rinvenibili lungo il versante del Rio Berga.
Le faggete hanno caratteri tipicamente montani ai limiti superiori e submontani alle quote inferiori, ove il faggio si mescola con querce caducifoglie, carpino nero, orniello, aceri e localmente carpino bianco; sui versanti caldi queste faggete assumono aspetti mesoxerofili. Particolare importanza rivestono inoltre le formazioni forestali classificabili come “Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio - Acerion”, cod. Habitat 9180* (prioritario), localizzate in particolare nei versanti medi e inferiori dei valloni in corrispondenza delle località Casoni - Ferrazza - Reneuzzi, dove le condizioni stazionali ne determinano l’alternanza con la cerreta, a seconda dell’esposizione. Il corteggio floristico del Tilio-Acerion presente nel Sito comprende specie tipiche di queste formazioni.
In prossimità dei centri abitati, spesso su terrazzamenti, sono presenti castagneti (Habitat 9260), attualmente per lo più in abbandono e invasi da formazioni di latifoglie miste; localmente si trovano ancora compagini ed esemplari singoli attribuibili a piante da frutto (innestate). Lungo l’asta del rio Carreghino e secondariamente del torrente Agnellasca è presente un mosaico costituito da habitat di greto (Habitat 3240: fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos) e foreste a galleria di salice bianco,
L’impronta mediterranea è presente anche nella vegetazione non forestale; tra gli habitat aperti occorre evidenziare le praterie montane da fieno e le formazioni erbose a Nardus. Sui versanti più caldi queste praterie sono spesso invase da Genista radiata, specie tipica delle garighe oromediterranee, che forma estesi cespuglieti. La peculiarità di questo habitat (cod. 4060: “Lande line boreali”) è costituita dal fatto che nella fascia di crinale è presente in mosaico con le brughiere a mirtillo, che rappresentano nuclei disgiunti rispetto alle Alpi, relitti di periodi climatici più freddi. Sono inoltre presenti su ridotte estensioni i megaforbieti (cod. Habitat 6430: “Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile”). Non è al contrario presente l’habitat cod. 6170 – “Praterie basifile alpine e subalpine”, erroneamente inserito nel Formulario Standard, in quanto la morfologia e le quote raggiunte non sono compatibili con le caratteristiche dell’habitat.
Le formazioni a Juniperus, classificate 5130 “Formazioni a Juniperus communis su prati calcicoli” presenti nella ZSC risultano localizzate in radure sui versanti assolati dove è presente il ginepro comune, in formazioni costituire da arbusti mesoxerofili. La presenza di tale habitat nel Sito deve in ogni caso essere verificata in radure all’interno dei querceti di roverella, degli ostrieti e al bordo della aree calanchive e/o rocciose. Questo habitat rientra fra quelli di maggior pregio naturalistico per la presenza di numerose entità floristiche tipicamente mediterranee. E’ importante sottolineare d’altra parte come l’habitat in questione costituisca uno stadio secondario legato all’abbandono o alla diminuzione delle pratiche gestionali legate alle aree aperte, che si origina in seguito alla ricolonizzazione di praterie precedentemente pascolate o, più raramente, falciate o coltivate, da parte del ginepro comune. Il sottotipo “31.881” presente nella ZSC si sviluppa su substrati calcarei in praterie xerofile o mesofile essenzialmente riconducibili al Festuco-Brometea. L’habitat 5130 può essere infatti interpretato come un mosaico di comunità erbacee e arbustive riconducibili a syntaxa differenti. Su substrati calcarei, diversi tipi di praterie su cui si insediano i nuclei di Juniperus communis possono essere inquadrate essenzialmente nella classe Festuco-Brometea e nelle praterie mesofile, più o meno pingui, montano-subalpine, ricche di specie, ascrivibili all’habitat 6520 “Praterie montane da fieno”, mentre le porzioni arbustate più chiuse possono essere riferite all’ordine Prunetalia spinosae. Il sottotipo
Gli ambienti agricoli, localizzati nei pressi dei centri abitati sono rappresentati dalle praterie montane da fieno (cod. habitat 6520), alcune delle quali ancora relativamente ben conservate e gestite con sfalci regolari alternati a pascolamento.
Oltre agli ambienti sopraindicati, riportati in cartografia, è ritenuta probabile la presenza dei seguenti habitat: 9150 – Faggete basifile mesoxerofile, 6110*: Formazioni erbose rupicole calcicole o basofile dell'Alysso-Sedion albi, 6150 - Formazioni erbose boreo-alpine silicicole. Benché non presenti nella cartografia di Piano, è che questi habitat opportuno vengano considerati in fase di pianificazione e realizzazione di interventi gestionali e nell’ambito delle procedure per la Valutazione di incidenza (da segnalarsi ai proponenti al fine della redazione degli Studi). Si considera in ogni caso necessaria una analisi approfondita in merito, nell’ottica dell’aggiornamento del Formulario Standard del Sito, nonché la loro individuazione cartografica. Gli habitat vengono altresì riportati nell’elenco relativo al “Quadro conoscitivo” del Sito.
Tra la flora spontanea è interessante rilevare, alle quote più elevate, la presenza di specie alpine relitte quali Vaccinium gaultheriodies, Vaccinium vitis-idaea, Homogyne alpina e Gentiana kochiana. Alle quote inferiori sono presenti diverse specie termofile mediterranee come. Tra le specie floristiche di interesse conservazionistico elencate nella Tabella sottostante, è segnalata la presenza di Gladiolus palustris, specie inserita nell’All. IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE, la cui presenza non è più stata confermata da oltre cinquant’anni. L’asteracea appenninica Doronicum columnae ha in questa zona il suo limite orientale. Tra le specie più rare sono segnalate Anogramma leptophylla, Aremonia agrimoniodes, Corallorhiza trifida, Omphalodes verna e Peucedanum shottii, tutte inserite nella Lista Rossa regionale e di Tulipa australis, indicata come vulnerabile nella Lista Rossa italiana.
Da un punto di vista faunistico il Sito necessita di approfondimenti e analisi sulla idoneità ambientale, effettiva distribuzione e Core areas per gli anfibi, le cui specie, legate al reticolo idrografico, necessitano di una pianificazione delle attività passibili di provocare effetti negativi sullo stato di conservazione. La redazione di una Carta di sensibilità ambientale e uno specifico Piano d’Azione si rendono necessari al fine di garantire efficaci interventi di gestione delle specie presenti, in particolare Salamandrina terdigitata, Speleomantes strinatii e Rana italica, la cui conservazione costituisce obiettivo di conservazione del Sito. La ZSC è caratterizzata dalla presenza stabile del lupo Canis lupus* (All II e IV Dir. 92/43/CEE), la cui presenza in questa zona dell’Appennino é stata oggetto di monitoraggio standardizzato nell’ambito del Progetto Lupo Piemonte, dal 2004 al 2012. La gestione di questa specie nell’ambito della Rete ecologica necessita della definizione di un Piano d’azione locale che contempli in dettaglio minacce, interventi gestionali (inclusa la pianificazione e il contenimento indiretto dei danni al bestiame domestico) e la programmazione di attività facenti capo al Centro referenza Grandi Carnivori, del quale l’Ente gestore del Sito risulta partner associato, volte alla definizione dei parametri di popolazione. A tutta prima, ai fini della conservazione della specie, si rende necessaria una mitigazione della pressione venatoria diretta al cinghiale tramite la caccia in braccata, che provoca occupazione di habitat e disturbo per periodi prolungati, al fine di stabilire un miglior equilibrio con le direttive comunitarie e gli obiettivi di conservazione del Sito.
Allo stato attuale delle conoscenze, la chirotterofauna del Sito è costituita da 6 specie: Barbastella (Barbastella barbastellus); Vespertilio di Daubenton (Myotis daubentonii); Nottola di Leisler (Nyctalus leisleri); Pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus); Ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum); Ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros). Di particolare interesse è la presenza di una piccola colonia riproduttiva di Rhinolophus hipposideros di 10-20 femmine in un edificio abbandonato della frazione Chiapparo nel comune di Carrega, conosciuta dal 2012.

 

Filtro titolo     Mostra # 
# Titolo articolo Autore Visite
1 Piano di gestione e Misure di conservazione Gabriele 36
2 Guida allo Studio di incidenza e Scheda quesito di assoggettabilità Gabriele 42
3 L'Appennino piemontese orientale e i crinali delle 4 province Gabriele 39