Newsletter n° 3 Aree Protette Appennino Piemontese
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Newsletter Domenica 24 Marzo 2019

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IN PRIMO PIANO

All’Ecomuseo di Cascina Moglioni, Capanne di Marcarolo, Bosio (AL)

ATTRAVERSO FESTIVAL: IL 5 AGOSTO MAURIZIO CARUCCI PRESENTA "APPENNINO POP"

Domenica 5 Agosto alle ore 17,00 presso l’Ecomuseo di Cascina Moglioni, nel Parco naturale Capanne di Marcarolo a Bosio (AL), Maurizio Carucci presenterà “Appennino Pop”, un viaggio a piedi lungo più di cento Km in uno dei luoghi più lontani d’Italia.

Secondo appuntamento di Attraverso Festival dopo l’apprezzatissima conferenza - spettacolo di Steve Della Casa ed Efisio Mulas di Hollywood Party a Carrega Ligure con gli Spaghetti Western.

Maurizio Carucci e i membri della troupe inizieranno un lungo cammino per realizzare un documentario sulle persone e le risorse di una parte dell’Appennino: sette giorni sul 200, il sentiero CAI che circumnaviga la Val Borbera, che saranno filmati e daranno vita a un documentario sui luoghi, le persone e le risorse di questa parte dell’Appennino.

“Incontreremo persone che hanno visto mille primavere in queste montagne, gente che studia e ricerca, che lavora la terra, che ha le bestie. Un’indagine leggera e appassionata su una parte di mondo da cui sono scappati quasi tutti ma che oggi assume un’importanza e un valore inestimabile – commenta Maurizio Carucci. Cercheremo, come facevano i cercatori d’oro o come fanno i cercatori di funghi, strade e idee che possano far tornare centrali questi posti. Cammineremo sui crinali più alti di tutta la Provincia di Alessandria, muniti di gambe allenate, un libretto per gli appunti e una cinepresa. Di notte, dall’Appennino si vedono le luci della città, il mare. L’Appennino è di tutti, parla tutti i dialetti, è dietro l’angolo. Appennino Pop. Un documentario fatto di alberi, persone e temporali. E rivoluzioni possibili”.

ATTRAVERSO FESTIVAL

In Piemonte, nelle terre di mezzo delle Langhe, Roero e Monferrato, inizia un cammino che passa attraverso ventidue paesi e tre province nella cornice di un solo grande Festival. Saranno protagoniste le ricchezze paesaggistiche e la cultura storica e sociale dei territori che ospitano la rassegna dove ogni appuntamento è stato pensato in armonia con il contesto che lo ospita. Langhe, Monferrato e Roero diventano così, tra spettacoli, concerti, incontri, un unico scenario diverso per caratteristiche, ma uguale per potenzialità e armonia.

Riunisce ventidue Comuni, le Associazioni del territorio, le cantine, e abbatte in un sol colpo le frontiere immaginarie e reali tra le province nel nome della bellezza del paesaggio umano, agricolo e architettonico.

Queste sono le linee guida di Attraverso Festival, che nasce dal territorio e non sul territorio, dal basso e non calato dall’alto, con un programma artistico originale, pensato ad hoc, che cerca di unire sempre la qualità della proposta al giusto tasso di popolarità e si declina perfettamente sui luoghi che lo ospitano.

 

ANNULLATO SPETTACOLO MARCO PAOLINI - RIMBORSO BIGLIETTI PRESSO GLI UFFICI DELL'ENTE PARCO A BOSIO

E’ stata resa ufficiale la cancellazione dello spettacolo di Marco Paolini - previsto per il 5 Agosto 2018 all’Ecomuseo di Cascina Moglioni a Capanne di Marcarolo -  dopo il tragico incidente avvenuto il 17 luglio.

A tutti gli acquirenti dei biglietti riservati ai residenti, comunichiamo che possono recarsi presso gli Uffici dell’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese, in Via Umberto I, 32/A a Bosio (di fronte al Comune) per il rimborso dei biglietti, entro Lunedì 20 Agosto. Devono avere con sé il biglietto per la restituzione dello stesso.

Ricordiamo che devono recarsi presso gli uffici suddetti per il rimborso soltanto le persone interessate che hanno presentato regolare documento di identità. Nel caso in cui gli interessati dovessero delegare altri al ritiro del rimborso, è necessario che il delegato si presenti munito di regolare documento di identità in corso di validità, oltre ovviamente al biglietto.

Siamo a disposizione per ogni ulteriore informazione al numero 0143.684777, dal lunedì al venerdì, dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 14,00 alle 15,30.

 

NOTIZIE

MARCAROLO FILM FESTIVAL 2018 – DOMENICA 12 AGOSTO ALL'ECOMUSEO DI CASCINA MOGLIONI

Domenica 12 agosto l’Ecomuseo di cascina Moglioni propone l’XI edizione del Marcarolo Film Festival, manifestazione di cinema nella natura dedicato a tematiche ambientali e socio- antropologiche; il festival è nato nel 2008 con la consapevolezza che l'audiovisivo oggi rappresenta uno dei principali strumenti per diffondere la conoscenza dei territori e delle diverse culture e per stimolare una riflessione sulle problematiche ambientali e sulle responsabilità individuali.

Il programma di quest’anno prevede la visione del docufilm “Paolo Rumiz – Ritorno sui monti naviganti” di Alessandro Scillitani e, a seguire, del docufilm “Bruno Caccia, una storia ancora da scrivere” di Christian Nasi

DOCUFILM “PAOLO RUMIZ - RITORNO SUI MONTI NAVIGANTI” DI ALESSANDRO SCILLITANI


Che cosa sono le montagne italiane? Quale identità portano con sé? Alpi e Appennini disegnano, insieme, una sorta di grande punto interrogativo. Che ha due risposte diverse. Un viaggio di ottomila chilometri che cavalca la lunga gobba montuosa della Balena-Italia lungo Alpi e Appennini, dal golfo del Quarnaro (Fiume) a Capo Sud (punto più meridionale della Penisola). Esso parte dal mare, arriva sul mare, naviga come un transatlantico con due murate affacciate sul mare, e lungo tutto il percorso evoca metafore marine, come di chi veleggiando forse vola - in un immenso arcipelago emerso. Trovi valli dove non esiste elettricità, grandi vecchi come Bonatti* o Rigoni Stern, ferrovie abitate da mufloni, case cantoniere e paracarri da leggenda, bivacchi sotto la pioggia in fondo a caverne, santuari dove divinità pre-romane sbucano continuamente dietro ai santi del calendario. E poi parroci bracconieri, custodi di rifugi leggendari, musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela. Un'Italia di quota, dove la tv sembra raccontare storie di un altro pianeta. Le due parti del racconto, Alpi e Appennini, hanno andatura e metrica diversa. Le Alpi sono pilastri visibili, famosi; sono fatte di monoliti bene illuminati e sono transitate da grandi strade. Gli Appennini no: sono arcani, spopolati, dimenticati, nonostante in essi si annidi l'identità profonda della Nazione. Storie che scivolano e volano insieme ai luoghi e parlano della parte più segreta del nostro paese.

* Ma alpinismo significa anche comunicazione; l'alpinista esplora luoghi che forse solo lui è in grado di raggiungere, e deve così essere in grado, con i suoi scritti e i suoi reportages, di farli conoscere, apprezzare e studiare a tutti noi. (Dalla laudatio di Walter Bonatti a cura del Prof. Carlo Dossi)


Walter Bonatti

 

Paolo Rumiz

Paolo Rumiz è giornalista de “la Repubblica” e “Il Piccolo” di Trieste. Con Feltrinelli ha pubblicato La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan; 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010, nuova edizione 2015; Audiolibri “Emons-Feltrinelli”, 2011), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (con Riccardo Carnovalini; 2016) e, nella collana digitale Zoom, La Padania (2011), Maledetta Cina (2012), Il cappottone di Antonio Pitacco (2013), Ombre sulla corrente (2014).

 

Riportiamo alcuni brani tratti da un articolo di Gian Antonio Stella su Mario Rigoni Stern a dieci anni dalla sua scomparsa.

La sua piccola patria era una casa ai margini del bosco vicina a quelle dei suoi amici Tullio Kezich ed Ermanno Olmi, immersa in un silenzio rotto solo dal fruscio del vento tra gli alberi, dal ronzio delle sue api e a volte dalla sventatezza cocciuta delle cinciallegre che sbattevano e sbattevano addosso ai vetri. E così forti erano le sue radici che avrebbe fatto sue le parole di Jean Giono, l’autore de L’ussaro sul tetto, quando spiegò perché non lasciava mai la sua Provenza: «Forse che gli alberi si spostano?»

Quello era il «vicolo» di Rigoni Stern, dove vedeva il mondo intero: la montagna. La sua montagna. «Vedi», spiegò una volta a Isabella Bossi Fedrigotti, «la montagna per me è casa, rifugio. In montagna non mi succede niente perché so come difendermi dal freddo e dalla fame, non devo avere paura di ladri o scassinatori e mi so orientare sempre. In città invece, a Milano per esempio, mi perdo nel giro tre minuti. Il silenzio delle montagna mi aiuta a pensare, a rievocare memorie che mi fanno compagnia di amici perduti, delle alture d’Albania, della prima neve in Russia».

Fu quell’addestramento alla montagna, forse, a farlo sopravvivere nell’apocalisse della ritirata: «Si andava con la testa bassa, uno dietro l’altro, muti come ombre. Era freddo, molto freddo, ma, sotto il peso dello zaino pieno di munizioni, si sudava. Ogni tanto qualcuno cadeva sulla neve e si rialzava a fatica. Si levò il vento. Dapprima quasi insensibile, poi forte sino a diventare tormenta. Veniva libero, immenso, dalla steppa senza limiti…»

Quando lesse il suo manoscritto sulla guerra, vergato in una baracca «buia, gremita e maleodorante» durante la prigionia sui laghi ghiacciati fra Polonia e Lituania, Elio Vittorini capì: era «la cosa più viva scritta sulla guerra dopo tutta la barba che ce ne hanno fatto le pubblicazioni propagandistiche dei comunisti e dei fascisti». Nel risvolto di copertina azzardò una definizione che per un verso onorava il genio dello scrittore e per un altro lo sminuiva: «Una piccola Anabasi dialettale». Dove il vertiginoso parallelo con Senofonte era in qualche modo rimpicciolito dall’altra definizione: «dialettale». Per carità, Rigoni Stern era fiero delle sue origini venete e cimbre, però…

Autore, dopo Il sergente nella neve, di libri come Il bosco degli urogalliStoria di TönleLe stagioni di GiacomoL’anno della vittoria e altri ancora, Mario fu secondo Massimo Cacciari «un grande poeta universale; il poeta della fatica nel paesaggio, del rapporto ontologico tra lavoro e natura. Le Georgiche virgiliane andrebbero citate, parlando di lui. Nel loro aspetto più spoglio di retorica, più pudico ed aspro insieme. Opere in onore di questa grande, misera creatura che è l’uomo».

Il successo letterario non lo cambiò affatto. Brontolava soltanto, grattandosi la barba con un sorriso, per certi piccoli fastidi: «Ciò, qualche volta non ne posso più. In agosto ci son turisti che, se piove e non sanno cosa fare, dicono “come lo passiamo il pomeriggio? Andiamo su a trovare lo scrittore”. E me li trovo qua. Una volta ero giù in orto che lavoravo. Si ferma una macchina: “Ehi, capo, è quella la casa dello scrittore?” Dico: “Sì, è quella”. Fanno: “Sa se è in casa?”. E io: “No, deve essere fuori”. “Grazie capo, arrivederci”».

Qualche tempo prima di andarsene e di lasciare i funghi ai caprioli che glieli contendevano, riassunse il senso della sua esistenza dicendo a Paolo Rumiz: «Son tornato vivo da una guerra. Ho avuto una buona moglie e bravi figli. Ho scritto libri. Ho fatto legna. Mi basta e avanza. Adesso posso morire in pace». Il ricordo più bello glielo regalò Mario Corona, che scrisse della sua morte come della caduta di «un grosso larice, di quelli che crescono su costoni di roccia che segnano la strada, quando c’è la nebbia, ai taglialegna e ai viandanti della montagna».

 

DOCUFILM “BRUNO CACCIA: UNA STORIA ANCORA DA SCRIVERE” DI CHRISTIAN NASI

Un viaggio per ricostruire la storia di Bruno Caccia, Procuratore Capo di Torino, ucciso il 26 giugno del 1983. Dopo trent’anni dall’omicidio esiste un unico colpevole: Domenico Belfiore, ritenuto dalla Giustizia il mandante dell’assassinio.

Partendo dalla richiesta dei figli, che dopo 30 anni chiedono che sia fatta chiarezza attorno all’esecuzione del padre, il documentario ricostruisce – attraverso la voce dei protagonisti di quegli anni – il contesto di Torino, le inchieste più scomode condotte da Bruno Caccia e gli scenari inediti e inesplorati che evidenziano altri interessi dietro l’eliminazione del magistrato, oltre a quelli di Domenico Belfiore e della ‘ndrangheta.

Il documentario (autori Elena Ciccarello e Davide Pecorelli; regia e montaggio di Christian Nasi) è prodotto da Libera Piemonte e Acmo.

Tratto da http://www.19luglio1992.com/bruno-caccia-una-storia-ancora-da-scrivere-milano-17-febbraio-2014/

Seguirà un apericena equo-solidale, a cura dell’Associazione Equazione di Ovada (€ 7,00)

Durante l’evento sarà possibile visitare la Mostra “900 nomi - Vittime di mafia dal 1893 a oggi” in collaborazione con Libera Liguria. Ritrovo: ore 15.00 - Ecomuseo di cascina Moglioni. Ingresso: 2,00 €/visitatore.

Riportiamo un breve estratto da “Il giudice dimenticato” di Nicola Tranfaglia e Teresa De Palma.

La famiglia, i suoi studi e la carriera in magistratura

Bruno Caccia era nato il 16 novembre 1917 a Cuneo, dove il padre era presidente del Tribunale, in una famiglia con una lunga tradizione in magistratura che risale ai primi dell’800 (preceduta dalla settecentesca tradizione notarile), una tradizione che aveva avuto il suo esponente più illustre nel dottor Giuseppe Caccia, procuratore generale della Corte di Cassazione. Aveva compiuto gli studi a Cuneo fino al ginnasio e, seguendo gli spostamenti del padre magistrato, li aveva proseguiti a La Spezia, conseguendo quindi la maturità liceale ad Asti con una eccellente valutazione. Iscrittosi alla facoltà di Giurisprudenza, aveva conseguito la laurea in Giurisprudenza magna cum laude nel 1939 con il professor Giuseppe Allara, a lungo Rettore Magnifico dell’Università subalpina, e nel 1940 si era laureato anche in Scienze politiche. Nel 1941 aveva sostenuto e vinto il concorso per entrare in magistratura, ed era entrato alla procura di Torino dapprima come uditore, poi come sostituto procuratore. A Torino era rimasto fino al 1964, quando era passato ad Aosta come procuratore della

Repubblica. Nel 1967 era tornato a Torino, come sostituto alla procura generale, e nel 1980 era andato a presiedere la procura della Repubblica in sostituzione del dottor La Marca andato in pensione. Nel 1953 aveva sposato la professoressa Carla Ferrari e la coppia aveva avuto tre figli, Guido, Paola e Maria Cristina. Caccia aveva promosso e seguito molte importanti inchieste criminali. Nel 1973 aveva sostenuto l’accusa nel processo d’appello per l’omicidio a scopo di rapina dell’orefice Giuseppe Baudino. Nel 1974 si era occupato, scegliendo il dottor Gian Carlo Caselli come giudice istruttore, del rapimento del magistrato genovese Mario Sossi. Come procuratore capo, aveva promosso l’inchiesta sullo scandalo delle tangenti delle giunte composte dal partito comunista e da quello socialista nel comune di Torino e aveva seguito lo scandalo degli oli minerali, che aveva coinvolto petrolieri, funzionari e esponenti di punta del mondo politico e delle forze dell’ordine.
Si era quindi occupato della lotta al terrorismo, e, sotto la sua guida, la procura torinese aveva debellato la colonne torinesi di Brigate Rosse e Prima Linea, con la collaborazione dei primi grandi “pentiti” del terrorismo “rosso”, Patrizio Peci e Roberto Sandalo. Ridimensionata l’emergenza terroristica, aveva intensificato gli sforzi della procura nella lotta al traffico degli stupefacenti e alla criminalità mafiosa presente nella regione piemontese ed è proprio in questo ambiente che maturerà all’inizio degli anni ottanta la decisione di ucciderlo.

L’assassinio

Bruno Caccia viene ucciso la sera di domenica 26 giugno 1983, il giorno in cui si svolgono in Italia le elezioni politiche generali alle 23,35 mentre, uscito dalla sua abitazione di via Sommacampagna 9, a portare, sprovvisto di scorta, a spasso il suo cane viene raggiunto da una serie di colpi di un fucile di precisione dall’autista al volante dall’interno di una Fiat 128 con due uomini a bordo. Quindi, dopo i primi colpi, il secondo passeggero dell’automobile scende e a distanza ravvicinata spara altri colpi. Il procuratore viene immediatamente soccorso e trasportato al pronto soccorso dell’Ospedale delle Molinette ma vi giunge già morto. Viene subito fatto un identikit di uno dei killer che tuttavia si rivelerà   inservibile. Dieci minuti dopo giunge, attraverso un cittadino sollecitato a telefonare al quotidiano La Stampa, la prima rivendicazione che si qualifica a nome delle Brigate Rosse. A questa ne seguono altre tre, una alla sede milanese della Rai e due alle redazioni del Corriere della Sera e de Il Giornale d’Italia. Poiché in quei giorni sono in corso a Torino i processi alle colonne torinesi delle Brigate Rosse e di Prima Linea, la polizia procede immediatamente a perquisite le celle del carcere alla ricerca di qualche documento di preparazione dell’assassinio o di rivendicazione ma nulla viene ritrovato. Il giorno successivo viene trovata la Fiat 128 usata per l’agguato, chiusa a chiave e all’interno con una cartuccia di quelle sparate contro il procuratore. Si risale al proprietario dell’auto, Angelo Cartillone, già coinvolto in precedenza in un furto nella casa di campagna, a Ceresole d’Alba, del procuratore. Cartillone afferma che l’auto gli è stata rubata qualche giorno prima e viene arrestato per dichiarazioni reticenti ma subito dopo è scarcerato per mancanza di indizi contro di lui. Successivamente i terroristi detenuti durante i processi in corso negano di aver ucciso Caccia ed escludono anzi che il suo assassinio sia stato compiuto dall’una o dall’altra organizzazione di cui fanno parte. Un’altra rivendicazione viene avanzata dai terroristi di estrema destra dei NAR con una telefonata a La Stampa ma anche questa si rivela infondata come altri tentativi di collegare l’attentato all’inchiesta sul contrabbando di petroli o a quella sul riciclaggio di denaro sporco attraverso i casinò della regione piemontese. Soltanto un anno dopo, nel luglio 1984, alcuni componenti del clan mafioso dei catanesi e successivamente di quello ‘ndranghetista dei calabresi presenti a Torino incominciano a parlare e finalmente emergono elementi concreti e attendibili sull’assassinio del magistrato. I cinque processi che si tengono in oltre dieci anni sulla morte di Bruno Caccia e che si concludono con il giudizio definitivo della Corte di Cassazione nel 1995 affermano nelle sentenze che il procuratore di Torino è stato ucciso con diciassette colpi di un fucile di precisione da sicari calabresi (dei quali non si conosce il nome) arrivati per qualche ora a Torino e subito ripartiti da dove erano venuti, su ordine di Domenico Belfiore, capo della cosca dell’‘ndrangheta di Torino. A distanza di trent’anni i nomi degli esecutori sono ancora misteriosi né si può stabilire se l’ordine è partito soltanto da Belfiore e dalla ‘ndrangheta a Torino o anche da altre organizzazioni mafiose o ancora da poteri occulti che con le sue inchieste aveva sfiorato. La motivazione dell’uccisione è chiara: Caccia è stato un magistrato inavvicinabile e deciso a combattere con la massima efficacia i crimini in tutte le forme.

 

FESTA CONTADINA DI FERRAGOSTO

Mercoledì 15 agosto

Ritrovo: ore 19.30 aia della cascina Saliera - Capanne di Marcarolo Superiore (Bosio AL)

Ristorazione e organizzazione a cura degli abitanti della borgata

Canti e balli della tradizione con la Banda Brisca

La riscoperta in Italia della musica e delle danze di tradizione popolare ci fa riflettere sulla distanza che esiste tra la musica commerciale, distribuita e pompata attraverso le radio e la TV, e la musica che ancora si può sentire in quelle isole territoriali dove la tradizione ha resistito, protetta da barriere naturali che ne hanno consentito l’isolamento.

Tramandata per lo più in modo orale, la musica popolare è sopravvissuta e ha permesso ai ricercatori di riscoprirla e riproporla, creando un nuovo interesse che spinge molte persone a cimentarsi in danze e melodie che hanno i colori delle stagioni ed il ritmo del lavoro nei campi. Le feste con musica e danze di antico sapore, sono il pretesto per un nuovo modo di ritrovarsi, fare amicizia e solidarizzare. Rinascono, nei luoghi dove erano sparite, melodie ataviche. Crescono tribù di nuovi praticanti e la ricerca ritrova, attraverso le testimonianze delle persone anziane, aneddoti, nomi di vecchi musicisti di paese, musiche, cantilene e filastrocche. Tutto questo ha il grande pregio di ricreare le condizioni per cui i vecchi sono utili, indispensabili alla ricerca di una memoria storica in un nuovo tipo di contatto auspicabile e necessario.

Giovani musicisti si provano in vecchie ballate, dopo un salto di molte generazioni, un buco nero prodotto da molti fattori: il ventennio fascista, l’arrivo della pur grande musica americana, l’industrializzazione e non ultimi i mass media. Un mondo che sembrava perduto, piano piano, umilmente si ricolora e ricompare. Può e deve essere un nuovo modo di capire e riproporre la musica e la danza, un modo alternativo per stare insieme, genuino argine alla dilagante solitudine.

Da questo presupposto il gruppo musicale “BandaBrisca” e l’Associazione Danza e Musica BandaBrisca continuano il lavoro di ricerca e divulgazione. Un lavoro di grande interesse che ha portato la Banda a concludere più di 1000 concerti in 15 anni di carriera.

BandaBrisca si è esibita e ha tenuto corsi di danze dell’Appennino Ligure/Piemontese oltre che in Italia, Irlanda, Francia, Germania, Scozia, Paesi Baschi, Belgio, Portogallo e Svizzera. Conduce da più di 10 anni una scuola di danze della tradizione a Genova.

Ha organizzato, per sette anni, un festival di musica e danze della tradizione a Silvano d’Orba; partecipa con altre associazioni al coordinamento e all’organizzazione del “Gran Bal Trad” a Vialfrè (TO); organizza da sei anni a Castelletto d’Orba il festival “Terra e Vino”. Ha organizzato convegni con professori dell’Università di Genova, con etnomusicologi di fama internazionale ed è intervenuta all’università delle comunicazioni e spettacolo con lezioni sui cantastorie.

In questi anni sono stati presentati due CD in occasione dei 10 e 15 anni di attività.

 

LA NOTTE DEI PIPISTRELLI

Venerdì 24 agosto 2018

di Daniela Roveda

Ritrovo ore 20.30: borgo antico di Casaleggio Boiro. Passeggiata serale con osservazione e “ascolto” dei pipistrelli con l’ausilio del bat-detector, strumento elettronico che trasforma gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli in suoni udibili dall’orecchio umano. L’iniziativa prevede un contributo di 5,00 euro/partecipante.

Per celebrare la Notte Europea dei Pipistrelli, arrivata alla 22° edizione, il Parco delle Capanne di Marcarolo organizza Venerdì 24 agosto 2018 una serata dedicata a questi affascinanti animali. Il ricercatore e consulente faunistico Dott. Roberto Toffoli guiderà i partecipanti alla scoperta della biologia e dell’ecologia dei pipistrelli, i soli mammiferi in grado di volare. Particolare attenzione verrà riservata all’eco-localizzazione, cioè al meccanismo evolutivo che permette ai pipistrelli di “vedere” nell’oscurità, emettendo dei segnali ultrasonori e successivamente analizzando l’eco di ritorno per costruire un’immagine tridimensionale dell’ambiente che li circonda. I pipistrelli sono un’arma biologica molto efficace contro gli insetti nocivi, tuttavia il loro declino e i loro problemi di conservazione sono ancora poco conosciuti e non destano la giusta preoccupazione, a fronte del ruolo essenziale che essi svolgono nell’ambito della biodiversità: in Italia, ad esempio, sono presenti 97 specie di mammiferi terrestri e 35 di queste appartengono all’ordine dei chirotteri (dal greco kéir, mano e ptéron, ala, letteralmente “mano alata”), il gruppo che racchiude tutte le specie di pipistrelli. Le serate organizzate prevedono un’esposizione di immagini commentate sulla biologia, ecologia e conservazione dei pipistrelli e un’uscita di circa 15-20 minuti con l’ausilio di un bat detector (speciale strumento per udire gli ultrasuoni dei pipistrelli) con lo scopo di individuare chirotteri in caccia.

Attrezzatura consigliata: abbigliamento da trekking leggero, scarpe da ginnastica, pantaloni lunghi, felpa o pile, giacca leggera, torcia o pila frontale.

INFO E PRENOTAZIONI

Parco Capanne di Marcarolo

Guardiaparco Giacomo Gola

Tel. 0143-877825

Cell. 335-6961784

e-mail giacomo.gola@areeprotetteappenninopiemontese.it

L'evento proposto è legato alla Notte Internazionale dei Chirotteri (International Bat Night) che dal 1997 si svolge ogni anno in più di 30 paesi, generalmente nell'ultimo fine settimana di agosto, anche se esiste la possibilità di scegliere altre date nel corso della stagione estiva.

In Italia sono presenti 35 specie di chirotteri (i pipistrelli), tutte inserite nella Lista Rossa I.U.C.N. (International Union for Conservation of Nature), che attesta le categorie di rischio a livello mondiale, europeo e nazionale, con differenti gradi di minaccia.

La loro protezione è inoltre sancita dalla normativa Regionale, Nazionale ed Europea, in particolare dalla Direttiva Comunitaria n. 92/43/CEE del 21 maggio 1992, comunemente denominata Direttiva Habitat, relativa alla conservazione degli habitat naturali e semi naturali, della flora e della fauna selvatiche in Europa. Tuttavia, il ruolo fondamentale svolto dai pipistrelli nella conservazione della biodiversità non è ancora pienamente percepito: il numero elevato di specie si accompagna infatti a un uso diversificato dell'ambiente e del territorio, con particolare riferimento ai siti di svernamento e di rifugio. Alcune specie, dette troglofile, utilizzano grotte ed altre cavità ipogee, quali miniere e gallerie artificiali, altre sono legate agli ambienti forestali, altre ancora prediligono gli edifici abbandonati, i sottotetti, le fessure nei muri, le intercapedini.


I pipistrelli sono molto sensibili alle trasformazioni ambientali, che incidono pesantemente sulla disponibilità di cibo e soprattutto sulla possibilità di individuare rifugi e siti di svernamento. Negli ultimi decenni sono andati incontro a un lento ma costante declino delle popolazioni, una rarefazione silenziosa e generalmente ignorata a causa delle loro abitudini notturne e della loro difficile contattabilità, per tacere dei pregiudizi e degli atti vandalici di cui questi affascinanti mammiferi continuano ad essere vittime.

Nonostante ciò, la complessità del loro ciclo biologico e delle loro esigenze ecologiche è oggi più chiara e questo ha permesso di elaborare una strategia di conservazione che prevede le seguenti azioni di tutela:

  1. Conservazione dei siti di rifugio, compresi quelli temporanei.
  2. Conservazione dei siti di svernamento.
  3. Conservazione degli habitat di caccia.
  4. Conservazione dei corridoi di volo durante le migrazioni (spostamenti a lungo raggio) e durante l'attività di caccia (spostamenti a corto raggio).

A questo scopo l’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese ha avviato da tempo attività di monitoraggio e ricerca che hanno consentito di redigere il Piano d’azione per la conservazione dei chirotteri nel Parco Naturale Regionale e Zona Speciale di Conservazione IT1180026 “Capanne di Marcarolo”.

Siti web utili:

Eurobats http://www.eurobats.org/

Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri https://www.mammiferi.org/girc/

Chirosphera https://chirosphera.jimdo.com/

Centro Regionale Chirotteri http://www.centroregionalechirotteri.org/

 

INTERAMENTE RIPRISTINATA L'AREA ATTREZZATA DEL SENTIERO NATURALISTICO DELLA LAVAGNINA

Recentemente sono stati eseguiti importanti lavori di ripristino dell’area attrezzata del sentiero naturalistico della Lavagnina. I lavori sono stati svolti direttamente dal personale dell’Ente in economia.


Il lavoro di ripristino dell’area attrezzata è consistito nella realizzazione di cinque panche da 1 metro e 80 cm. di lunghezza ciascuna (4 posti + 4 posti), ampliando la capacità di quelle precedenti (3 posti + 3 posti).


Tutto il materiale legnoso sano sarà recuperato per altri lavori.


Ricordiamo inoltre che sul sentiero naturalistico della Lavagnina c’è un box che consente di prelevare le guide per la rete sentieristica e, una volta terminato il giro, è possibile riporre il libro nella cassetta per consentire ad altri di poter usufruire della guida.

 

 

APPUNTAMENTI

Domenica 5 Agosto

ATTRAVERSO FESTIVAL

MAURIZIO CARUCCI, camminatore, contadino e voce degli Ex-Otago, in un incontro con il pubblico per raccontare il legame tra cammino e territorio (ore 17).

Luogo: Ecomuseo Cascina Moglioni, Bosio (AL)

Info e programma: presso gli uffici del Parco e sul sito www.areeprotetteappenninopiemontese.it

Referente: IT Lorenzo Vay (cell. 335.6961689; lorenzo.vay@areeprotetteappenninopiemontese.it)

 

Domenica 12 Agosto

MARCAROLO FILM FESTIVAL

Rassegna cinematografica ecosostenibile

In collaborazione con Associazione Libera

 

Ingresso Ecomuseo: 2,00 €/visitatore

Apericena equo-solidale: a cura dell'Associazione Equazione di Ovada (€ 7,00)

Ritrovo: ore 15,00 presso l'Ecomuseo di Cascina Moglioni

Referenti: IT Lorenzo Vay (cell. 335.6961689; e-mail: lorenzo.vay@areeprotetteappenninopiemontese.it; guardiaparco Daniela Roveda (cell. 335.6961792; e-mail: daniela.roveda@areeprotetteappenninopiemontese.it)

 

Mercoledì 15 Agosto

FESTA DI FERRAGOSTO

Festa contadina

Ritrovo: ore 19,30 aia della cascina Saliera - Capanne di Marcarolo Superiore (Bosio AL)

Ristorazione e organizzazione a cura degli abitanti della borgata

Musica e canti della tradizione con la Banda Brisca

Referente: IT Lorenzo Vay (cell. 335.6961689; lorenzo.vay@areeprotetteappenninopiemontese.it)

 

Venerdì 17 Agosto

APERTURA DEL CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DELLA STORIA E DELLA CULTURA LOCALE - MUSEO CONTADINO - BIBLIOTECA DELLA FIABA

Nell'ambito della notte bianca di Voltaggio

Sede: Palazzo Gazzolo - Via Anfosso n. 2 a Voltaggio AL

Orari al pubblico: 19,00 - 23,00

Info e programma: presso gli uffici dell'Ente e sul sito

Referente:guardiaparco Daniela Roveda (cell. 335.6961792; e-mail daniela.roveda@areeprotetteappenninopiemontese.it)

 

Sabato 18 e Domenica 19 Agosto

ESCURSIONE 2 GIORNI CON NOTTURNA MTB

Accompagna David Pastore Di Marzo - Istruttore MTB Deepbike

Info e programma: sarà comunicato 15 giorni prima dell'iniziativa

Pernottamento: Rifugio Nido del Biancone a Capanne di Marcarolo

Costo: 60,00 €/partecipante (min 10 - max 25 partecipanti)

Referente: Istruttore MTB David Pastore (cell. 393.9330687; e-mail: pastoredavid79@gmail.com)

 

Venerdì 24 Agosto

LA NOTTE DEI PIPISTRELLI

In occasione dell'iniziativa European Bat Night dedicata ai pipistrelli

Relatore Dott. Roberto Toffoli (ricercatore e consulente faunistico)

escursione con bat detector

ritrovo ore 20,30 Chiesa del borgo antico di Casaleggio Boiro

Costo: 5,00 €/partecipante (min 10 - max 25 partecipanti)

Referente: guardiaparco Giacomo Gola (cell. 335.6961784; e-mail: giacomo.gola@areeprotetteappenninopiemontese.it)

Domenica 26 Agosto

ESCURSIONE SULLA FLORA DEL SIC DELL'ANTOLA DA CAPANNE DI COSOLA

Accompagnano il Dott. Mario Calbi (esperto botanico) con i guardiaparco

Ritrovo: ore 9,30 Costo 5,00/partecipante (min 10 - max 25 partecipanti)

Referente guardiaparco Giacomo Gola (cell. 335.6961784; e-mail: giacomo.gola@areeprotetteappenninopiemontese.it)

 

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Aree Protette Appennino Piemontese
Ecomuseo Cascina Moglioni

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