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Oggi nell'Appennino

Canti di grilli (e di Poeti)

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Gryllus bimaculatus ha allietato del suo canto, forte ma melodioso, le notti di tarda estate e d'inizio autunno. Solo il primo freddo lo ha zittito, anche se, tra una notte fredda e l'altra, nei brevi tepori che l'autunno concede, è ancora possibile sentire il suo ripetitivo 'zicrì, zicrì'.



La femmina (foto sopra) ha una lunga estremità addominale, tecnicamente chiamata ovopositore, che sporge oltre le ali posteriori; inoltre è evidente come le ali anteriori, tegmine, siano solcate da nervature meno rilevate rispetto a quelle del maschio. Le femmine, infatti, come in quasi tutti gli ortotteri, non cantano (ricordiamo che il canto, nei grilli, è prodotto dallo sfregamento delle ali superiori - tegmine).

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Ottobre 2011 08:43 Leggi tutto...
 

Piccola fauna di brughiera

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La brughiera fiorita in questa stagione dell'anno è popolata da una miriade di insetti capaci di effettuare lunghi salti e brevi voli (nella foto sopra una mantide religiosa - Mantis religiosa - ottima volatrice) per eludere predatori e per spostarsi con facilità in un ambiente dove, a causa dei piccoli ostacoli che la caratterizzano, altre forme di spostamento meno dispendiose in termini energetici sarebbero inefficaci.
   Camminare nel suolo o arrampicarsi nei rametti delle piante arbustive vorrebbe dire, in molti casi, fare uno sforzo immenso per spostarsi magari di soli pochi centimetri. Cavallette, grilli e mantidi, insetti appartenenti all'ordine degli ortotteroidei, hanno risolto il problema della mobilità in maniera davvero geniale: aggirando o meglio, superando, l'ostacolo.

Mantide preda di ragnatela di Argiope

La prima specie che abbiamo incontrato nel precedente approfondimento era la mantide religiosa (Mantis religiosa), il cui nome deriva dalla particolare posizione di attesa della preda, dove la coppia di zampe anteriori è tipicamente raccolta e ricorda le braccia conserte di una persona in atto di devozione. In realtà i pensieri dell'insetto sono, in tale atteggiamento, tutt'altro che metafisici...
Ma a volte, anche la mantide, è lei stessa preda... (foto sopra)

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Ottobre 2011 19:54 Leggi tutto...
 

Brughiere di Marcarolo

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Calluna vulgaris, erica, o meglio brugo, caratterizza un habitat a vegetazione bassa, di tipo arbustivo ed erbaceo denominato brughiera o anche landa. L'assenza dello strato arboreo è tipica di questo ambiente ed è dovuta, almeno nella maggior parte dei casi, all'intervento dell'uomo associato all'erosione naturale. Nell'altopiano di Marcarolo, dove il rilevo si addolcisce, sono invece lo sfruttamento intensivo del bosco, il pascolamento e poi gli incendi ad averne determinato il mantenimento.
Calluna vulgaris è ottima pianta pioniera che male sopporta la competizione vegetale. Una landa fiorita è perciò un'associazione vegetale in equilibrio instabile, il cui mantenimento è favorito da tutti quei fattori, naturali e antropici, che permettono un periodico ringiovanimento dei naturali stadi evolutivi.



Aspetto tardo estivo della brughiera (Calluna vulgaris fiorisce da fine agosto sino ad autunno inoltrato). A destra si vede come altre specie arboreo - arbustive cerchino di prendere il sopravvento (Corylus avellana, nocciolo).



La brughiera occupa la parte centrale dell'immagine. Sulla destra, in primo piano, Sorbus aria (sorbo montano), altra specie pioniera dei terreni poveri e soggetti a forte erosione. A sinistra sono ben visibili i primi stadi di un bosco in formazione con Fagus sylvatica (faggio), Quercus cerris (cerro) e altre essenze introdotte dall'uomo tra fine '800 e fine '900 (Pinus nigra). Dalla fotografia è evidente come Calluna vulgaris occupi le parte più libere del terreno preparandolo alle specie più esigenti ma meno frugali.



La capacità del brugo di colonizzare ambienti ostili alla vita vegetale, con suolo poco profondo e forti escursioni termiche giornaliere e annuali, è davvero notevole.


Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Ottobre 2014 09:53 Leggi tutto...
 

Chiamiamole col loro nome

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Sui massi dei torrenti del Parco, tra giugno e settembre, non è difficile scorgere due libellule di medie dimensioni (4-5 cm di lunghezza) e dalla caratteristica colorazione giallo nera del corpo e blu - verde degli occhi.
Si tratta di Onychogomphus uncatus (foto sopra) e di Onychogomphus forcipatus (foto sotto)



Sono libellule relativamente abbondanti la cui identificazione non pone particolari problemi all'attento osservatore.

Vediamo come riconoscerle, facendoci aiutare dalle potenzialità offerte dalla macrofotografia.

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Ottobre 2014 09:53 Leggi tutto...
 

Giochi (d'ali) sull'acqua

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Anax imperator


Tra le libellule più frequenti nelle zone collinari e di media montagna, si riconosce facilmente per il torace robusto di colore verde e per l'addome blu - verde nelle femmine - a strisce nere, portato leggermente arcuato verso il basso.
La lunghezza totale può arrivare sino a 8,5 centimetri e l'apertura alare può raggiungere i 13 centimetri: è la specie più grande tra quelle presenti nel Parco.



Spoglia di Anax imperator.

Le libellule  costituiscono l'ordine degli Odonati (dal greco: odús -óntos, 'dente') che è contrazione del termine odontognati: insetti dalle mandibole dentate. L'apparato boccale in questi insetti è, infatti, particolarmente sviluppato, sia nello stadio larvale che in quello adulto.
Anche nelle libellule, come per molti altri ordini di animali, il passaggio tra i diversi stadi di sviluppo lascia una spoglia, l'esuvia (dal lat. exuviae 'spoglie', derivato di exuĕre 'spogliare') che spesso ci permette di risalire alla specie che ha effettuato la metamorfosi.



Pyrrhosoma nymphula ♂, Zigottero tipico (ali ripiegate all'indietro)



Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Ottobre 2014 09:53 Leggi tutto...
 


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