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Oggi nell'Appennino

Riserva del Neirone, una flora pregevole

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La Riserva Naturale del Neirone, a dispetto della sua modesta estensione (101 ettari), ospita una flora di straordinario interesse conservazionistico ed estetico: il Pie' di gallo (Eranthis hyemalis) - foto sopra - è una Ranunculacea molto rara a livello regionale, dalla fioritura precocissima (spesso la si vede spuntare dal terreno ancora innevato) e che può essere confuso, da un occhio poco attento, col Ranuncolo favagello (Ranunculus ficaria) foto sotto.




Il Pie' di gallo, però, oltre ad avere meno "petali" (6 - 8), ha le foglie del fusto che abbracciano il fiore a mo' di ghirlanda, come se la natura gli avesse donato questa "confezione" per abbellirne l'aspetto.



Un altro fiore di particolare bellezza presente nella Riserva Naturale del Neirone è il Bucaneve (Galanthus nivalis) foto sotto e seguenti. La specie, seppur non rara a livello locale, è presente nel Piemonte soprattutto nel settore sudorientale dove, proprio qui, nei pressi del Forte di Gavi, ha una delle stazioni più importanti della zona (alcuni ettari).



La specie è molto precoce ed utilizza per l'impollinazione api e bombi.



Il Bucaneve è tutelato anche dal legislatore europeo (allegato V Direttiva Habitat) e per questa ragione le sue stazioni sono monitorate dalla Regione attraverso gli enti di gestione delle aree protette.
La specie è protetta anche dalla normativa regionale di settore (L.R. 32/'82), non può essere raccolta né i suoi bulbi possono essere eradicati dal terreno e trapiantati nei giardini privati.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Maggio 2016 16:47
 

Anfibi del Parco, i primi risultati di una ricerca con un eccezionale ritrovamento

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Il Parco delle Capanne di Marcarolo, a dispetto degli ambienti aridi che caratterizzano gran parte del territorio, ospita ben 10 specie di Anfibi. Questi animali rendono particolarmente preziose le zone umide del Parco, veri e propri gioielli inaspettati all’interno di ambienti boschivi o di praterie.

Particolarmente importante è la recente scoperta, da parte dei Naturalisti Daniele Baroni e Andrea Costa, di una popolazione di Salamandrina perspicillata. Questo particolare Genere di salamandre, che annovera due sole specie, è endemico dell’Appennino italiano e ad oggi proprio il territorio del Parco ospita le popolazioni all’estremo limite nord-orientale dell’areale di questa specie. La Salamandrina dagli occhiali, così chiamata per la presenza di una tipica macchia bianca sulla testa che ricorda degli occhiali, necessita di boschi ricchi di rifugi e di torrenti con pozze dove deporre le uova.


Ben più comune nel  è Parco la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra), che si riproduce in gran parte dei corsi d’acqua di piccole e medie dimensioni. Sono inoltre presenti tutte e tre le specie di tritone rinvenibili nel territorio piemontese: il più frequente è il Tritone alpestre, mentre il Tritone punteggiato e il Tritone crestato sono assai localizzati e minacciati dall’interramento degli stagni dove in primavera avviene la riproduzione.



Un’altra specie simile, che però non è legata all’acqua per la riproduzione, è il Geotritone di Strinati. Vive tipicamente in ambienti interstiziale del sottosuolo e delle pareti rocciose e nel Parco lo si osserva in grotta. Questa specie, completamente sprovvista di polmoni, respira tramite la cute e, a differenza della maggior parte degli Anfibi, depone le sue uova a terra, dove la madre si prende cura dei piccoli dopo la schiusa.

La Rana temporaria e la Rana agile si riproducono ai primi tepori di fine inverno, quando di notte si spostano in massa verso le raccolte d’acqua dove deporre le ovature, spesso è possibile osservare queste specie precoci anche su terreni innevati mentre migrano verso i siti riproduttivi. Ogni femmina può deporre una sola ovatura all’anno, per cui il conteggio dei singoli ammassi gelatinosi contenenti le uova consente di censire di anno in anno l’entità delle popolazioni.

Il Rospo comune si riproduce sia in laghetti e stagni, con acqua relativamente profonda, sia in pozze laterali di corsi d’acqua.

Infine, la Rana dei Balcani appartiene alle cosiddette “rane verdi” ed è alloctona in Italia, ovvero immessa artificialmente dall’uomo in Liguria, da dove si è diffusa verso NE sino alla Lombardia. Nel Parco è ormai comune in gran parte del territorio, che ha colonizzato negli ultimi decenni risalendo i principali corsi d’acqua.

La conservazione di questo patrimonio naturale non può che passare attraverso il monitoraggio di anno in anno della consistenza e dello stato di salute delle popolazioni, intervenendo a loro favore nei casi, purtroppo frequenti, di gravi minacce: interramento delle

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Febbraio 2016 09:12
 

Crocus ligusticus

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Lo zafferano ligure (Crocus ligusticus), è una splendida iridacea a fioritura autunnale molto simile allo zafferano propriamente detto, il Crocus sativus, specie originaria dell'Asia occidentale e da noi coltivata principalmente nell'Appennino centrale.
Nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo fiorisce copioso nei prati che vengono sfalciati e nei pascoli. Le radure e il sottobosco rado, invece, sono l'ambiente in cui cresce in condizioni naturali ma dove però la fioritura, seppur presente, è meno spettacolare di quella tipica delle praterie di derivazione antropica.
L'areale della specie comprende i rilievi dalle Alpi Marittime all'Appennino settentrionale (comprese le Langhe astigiane), per tale ragione l'interesse della pianta è notevole dal punto di vista scientifico e culturale, trattandosi appunto di uno di quegli endemismi a distribuzione ristretta che rappresentano un'eccezione nel panorama dei viventi.


Nei mesi di settembre e ottobre sono poche le specie con cui il Crocus ligusticus può essere confuso (gli altri crochi presenti nell'area del Parco sono a fioritura primaverile): si tratta dei còlchici, in particolare il Colchicum autumnale, comune negli stessi habitat ma assai diverso per struttura.
còlchici appartengono ad un'altra Famiglia rispetto ai crochi, quella delle Liliaceae. Caratteristica di tutte le piante di quest'ultima Famiglia è quella, ad esempio, di avere sei stami (nella foto sotto sono evidenti i tre stami del croco, come è in tutte le pianti della Famiglia delle Iridaceae).
Lo zafferano ligure è protetto in Regione Piemonte dalla L.R. 32/'82 con il nome scientifico con cui è stato descritto originariamente (Crocus medius).



Altra caratteristica, meno tecnica ma spesso altrettanto efficace, per distinguere i crochi dai còlchici (foto sotto) è il colore: il colore dei còlchici è sempre meno violaceo, più rosato, rispetto ai crochi.



Il controllo del numero degli stami, però, è il carattere che con la massima certezza ci farà capire se abbiamo di fronte un còlchico come nella foto sopra (Colchicum autumnale).



La stagione delle fioritura, nel mese di ottobre, volge oramai al termine. Per trovare i crochi dovremo cercare nelle praterie sommitali dell'altopiano di Marcarolo. Ai margini dei prati, al confine col bosco, una discreta e lieta presenza, un sommesso ma dolce canto, accompagna le nostre ricerche: si tratta del grillo dei boschi (Nemobius sylvestris) - foto sopra, un piccolo Ortottero appartenente alla Famiglia dei Gryllidae, che riesce a sopravvivere all'inverno - cosa molto rara tra gli insetti - e che nelle giornate assolate riempie l'atmosfera autunnale con il suo canto.
Il viola dei crochi e il canto tardivo dei grilli dei boschi meritano sicuramente una gita autunnale alle Capanne di Marcarolo.




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Ultimo aggiornamento Sabato 24 Ottobre 2015 07:00
 

Zerynthia cassandra

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Zerynthia cassandra è una farfalla appartenente alla famiglia dei Papilionidae - la famiglia del Macaone e del Podalirio - protetta (col nome di Zerynthia polyxena, vigente sino al 2009) dall'Unione Europea (Allegato IV della Direttiva Habitat) e dalla Convenzione di Berna (Appendice II).
Zerynthia cassandra, che da qui chiameremo più semplicemente "Zerintia", è stata differenziata da Zerynthia polyxena su basi genetiche e morfologiche: le appendici (armature) genitali dei maschi (si notano nella foto sopra, in fondo all'addome e nel particolare ingrandito sotto) sono particolarmente appuntite a mo' di pinza mentre in Zerynthia polyxena hanno un contorno meno caratteristico.



La Zerintia ha una sola generazione annuale e gli adulti volano per pochi giorni o al massimo alcune settimane, all'inizio della primavera (nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo tra metà aprile e metà maggio).
Le femmine della Zerintia si incontrano spesso posate sulla piante nutrice della larva, l'Aristolochia rotunda.



Nella foto sopra si nota una femmina di Zerintia con l'addome ripiegato sulla pagina inferiore di un'Aristolochia mentre depone un uovo.



Le uova di Zerintia, dapprima bianche e poi tendenti al grigio perla nei giorni precedenti la schiusa, misurano meno di un millimetro e spesso per individuarle è necessario cercare nel margine inferiore della lamina fogliare delle Aristolochie.

L'immagine sotto mostra una fase dell'accoppiamento.



La schiusa delle uova avviene dopo alcune settimane dalla deposizione e i primi stadi larvali misurano pochi millimetri. I bruchi appena nati possono mostrarsi molto chiari, quasi diafani, per poi tendere al marrone scuro nerastro.



Il bruco, col crescere, sviluppa i tubercoli che, solitamente, in Zerynthia cassandra sono monocromi, arancio.



Il futuro della Zerintia è legato alla presenza della sua pianta nutrice, l'Aristolochia che, a sua volta, ha bisogno di margini di prati o radure dove lo sfalcio non viene praticato regolarmente tutti gli anni o, meglio, dove viene posticipato alla tarda stagione estiva, quando le larve si sono già nutrite e hanno già fatto la metamorfosi verso lo stadio di crisalide.
Il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo e il Sito d'Interesse Comunitario omonimo ospitano una numerosa popolazione di Zerintia, rifugiata in alcuni fazzoletti di prati e di pascoli frutto del lavoro di generazioni e generazioni di contadini.
La sfida, oggi, è anche quella di conservare questa ricchezza ambientale che, senza un ulteriore e mirato intervento umano, rischia davvero di scomparire.




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Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Giugno 2015 10:11
 

Rane rosse per l'Europa

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Nei mesi di febbraio e marzo, nelle acque ferme e nelle parti più tranquille dei torrenti e dei ruscelli, depone le uova la Rana dalmatina.
La specie - il cui nome italiano è "Rana agile" - insieme alla Rana temporaria è uno dei due anfibi della Famiglia dei Ranidae, appartenenti al gruppo delle cosiddette "rane rosse", presenti nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo.



Gli ammassi di uova, chiamati tecnicamente "ovature", vengono deposti dalle femmine nelle acque ferme o a corso lento e sono ancorate a supporti naturali.



Le uova si schiuderanno poi dopo due - tre settimane, dando origine a girini che in circa tre mesi completeranno la metamorfosi verso lo stadio di adulti.



Il riconoscimento delle uova delle rane rosse è molto complesso e richiede spesso la valutazione di un esperto.

Il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, nell'ambito di un ampio progetto regionale coordinato dalla Direzione Ambiente - Settore Aree Naturali Protette, contribuisce alla raccolta dei dati sulle specie protette dall'Unione Europea.




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Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Giugno 2015 10:11
 


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