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Oggi nell'Appennino

Belladonna, nuova specie per il Parco

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La Belladonna (Atropa belladonna ) è una pianta officinale le cui proprietà anestetiche sono note sin dall'antichità, il nome italiano deriva proprio dall'uso cosmetico che, durante il medioevo, veniva fatto dalle donne per dilatare le pupille. La specie è considerata rara su tutto il territorio nazionale e nell'Appennino settentrionale potrebbe forse considerarsi rarissima: le stazioni note sono molto poche e, in alcuni casi, costituite solo da alcuni esemplari. Nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo non era mai stata segnalata ma grazie alle perlustrazioni sul campo di un Guardiaparco, Germano Ferrando, ora questa preziosa pianta si aggiunge alla lunghissima lista della flora dell'Area Protetta, costituita da più di 950 specie e in attesa di essere pubblicata.




La pianta è vistosa, con foglie grandi (sino a 15-30 cm di lunghezza) e altezza da terra intorno ai 2 metri. L'aspetto ricorda la pianta del Tabacco, specie che appartiene alla stessa Famiglia, quella delle Solanaceae che poi è la Famiglia di piante importantissime per l'uomo come la patata e il pomodoro. Le piante appartenenti a questa Famiglia sono, alle nostre latitudini, a portamento erbaceo mentre ai Tropici hanno anche portamento arboreo. 



I fiori, di colore verde e violaceo, sono a tubo con i 5 petali saldati per i quattro quinti circa della lunghezza. Gli stami, dello stesso numero dei petali, sono saldati nella parte iniziale del filamento al tubo corollino. Il frutto (nella foto sopra a destra) è sferico, dapprima verde e poi nero.
La Belladonna, in Provincia di Alessandria, è nota solo in pochissime località della Val Borbera e della Val Curone. La stazione della Val Lemme, nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo rappresenta una delle scoperte botaniche più interessanti degli ultimi anni.

 




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Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Giugno 2016 11:22
 

Orchidee del Monte Antola e della Val Gordenella

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Domenica 19 giugno 2016, con partenza dal Valico di San Fermo (Mongiardino Ligure - AL), ha avuto luogo l'escursione botanica mirata alla ricerca delle orchidee spontanee, la terza uscita sulla flora dell'Appennino organizzata quest'anno dall'Ente gestore.
L'uscita è stata condotta da Mario Calbi, florista appassionato e coinvolgente, autore con Stefano Marsili del testo di riferimento per le orchidee spontanee della Liguria, pubblicato lo scorso anno 2015.
Nella foto sopra viene mostrato il particolare dell'infiorescenza di una delle specie incontrate, la Platanthera clorantha.




La parte posteriore del fiore delle orchidee è costituita dalla "sperone", all'interno del quale, in alcune specie come nella Platanthera clorantha, è raccolto il nettare. La lunghezza di quest'organo non impedisce alle falene, attraverso la "proboscide" di cui sono dotate, di suggere il nettare di molte specie vegetali.

Le altre orchidee incontrate durante l'escursione sono:
Neottia nidus-avis
Anacamptis pyramidalis
Cephalanthera damasonium
Dactylorhiza fucsii
Limodorum abortivum
Gymnadenia conopsea

Durante il rientro, lungo la strada che costeggia il torrente Gordenella e conduce a Cabella Ligure, sono state osservate anche la bellissima Cephalanthera rubra e la stranissima Himantoglossum adriaticum, specie sempre meno rara a causa dell'aumento delle temperature medie.

La Chephalanthera rubra (foto sopra) ricorda le forme delle più note specie tropicali coltivate.



L'Himantoglossum adriaticum ha un labello straordinariamente lungo e, anche grazie a questa caratteristica, non può essere scambiato con nessun'altra orchidea. Un tempo era molto raro nell'Appennino piemontese e le prime segnalazioni provenivano proprio dalla Val Borbera, appena fuori l'abitato di Cabella Ligure, oggi la specie si sta espandendo e sta diventando relativamente frequente nelle zone a clima più mite. Questa orchidea è l'unica di quelle presenti nel Piemonte meridionale ad essere inserita negli elenchi della Direttiva Habitat.


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Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Giugno 2016 12:59
 

Antola, 12 giugno 2016

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Il 12 giugno 2016 da Capanne di Carrega (Carrega Ligure - AL) è partita la prima escursione botanica organizzata nel territorio del Sito di Importanza Comunitario IT1180011 "Massiccio dell'Àntola, Monte Carmo, Monte Legnà" organizzata dall'Ente di Gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese, prossimo soggetto gestore del SIC individuato dalla Regione Piemonte su proposta dei Comuni interessati.
Nonostante i forti temporali che hanno preceduto l'inizio della giornata e le pessime previsioni metereologiche all'iniziativa hanno partecipato 11 persone (foto sopra).



Tra le specie più interessanti incontrate la Ventaglina delle Alpi (Lonicera alpigena ), arbusto delle montagne dell'Europa meridionale, presente nell'Appennino piemontese solo al confine con l'Emilia.



L'Alchemilla giallo-verde (Alchemilla xanthochlora) è una specie centro-europea, rarissima nell'Appennino settentrionale dove, oltre al Massiccio dell'Antola, è nota solo per le zone più elevate della Val d'Aveto.



Anche tra le farfalle il contingente di origine glaciale è ben rappresentato: nella foto sopra la Medusa (Erebia medusa), bellissimo Nymphalidae presente in tutto l'arco alpino con l'eccezione delle Alpi Marittime e Liguri. La specie ricompare poi lungo l'Appennino, da Nord verso Sud, proprio nella zona del Monte Antola.



Sopra l'inconfondibile piramide del Monte Carmo che sovrasta il paese di Carrega Ligure, cuore del SIC IT1180011. In basso nella foto sopra e in primo piano in quella sotto, l'orchidacea Traunsteinera globosa.



Le orchidee, però, verranno affrontate nello specifico nella prossima escursione botanica al Monte Antola, prevista per il prossima 19 giugno 2016, con partenza dal Valico di San Fermo alle ore 10:00.

 




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Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Giugno 2016 07:20
 

Riserva del Neirone, escursione botanica

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Il 29 maggio 2016 si è svolta la seconda escursione sulla flora dell'Appennino condotta dal prof. Franco Orsino (in basso a destra nella foto) e organizzata dall'Ente di gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese.
La passeggiata botanica è iniziata dal Municipio di Gavi, ha seguito il confine meridionale della Riserva del Neirone, presso il quartiere di Monserito ed è proseguita, seguendo il torrente da cui prende il nome l'Area Protetta, il Neirone appunto, prima in sponda sinistra e poi in sponda destra per poi tornare a Gavi passando per le tradizionali vigne poste sul versante meridionale del Monte Moro.
Di seguito l'elenco delle specie incontrate, divise per gruppi:


Alberi

Salix alba
Mespilus germanica
Ulmus minor
Acer campestre
Acer platanoides
Alnus glutinosa
Ostrya carpinifolia
Acer platanoides
Viburnum lantana
Carpinus betulus
Populus tremula
Populus alba
Acer campestre
Ulmus glabra

Piante
Geranium nodosum
Stachys sylvatica
Veronica beccabunga

Geranium robertianum
Campanula rapunculus
Papaver rhoeas
Fumaria officinalis
Sedum rupestre
Salvia pratensis
Erodium cicutarium
Helianthemum nummularium
Achillea tomentosa
Erodium ciconium
Bromus tectorum
Asplenium ceterach
Bryonia cretica ssp. dioica
Asplenium trichomanes
Chaerophyllum temulum
Campanula trachelium
Chelidonium majus
Arabis turrita
Urtica dioica
Galium aparine
Sambucus nigra
Cynanchum vincetoxicum
Polygonatum odoratum
Lonicera caprifolium
Cymbalaria muralis
Ligustrum vulgare
Koeleria pyramidata
Potentilla hirta
Stachys recta
Aegopodium podagraria
Crupina vulgaris
Rhamnus catharticus
Euonymus europaeus
Tragopogon pratensis ssp. minor
Hippocrepis comosa
Lemna minor
Filipendula vulgaris
Arrhenatherum elatius
Neottia ovata
Colchicum neapolitanum
Knautia arvensis
Buglossoides purpurocaerulea
Melica uniflora
Scutellaria columnae
Astragalus glycyphyllos
Anemone hepatica
Mycelis muralis
Lathyrus vernus
Poa nemoralis
Humulus lupulus
Galanthus nivalis (frutti)
Pulsatilla montana (frutti)
Centranthus ruber
Papaver rhoeas
Medicago orbicularis
Cytisophyllum sessilifolium
Lolium perenne
Nasturtium officinale
Campanula medium

Insetti

Barbitistes obtusus (giovane)

Uccelli (in canto o di cui si è udito il richiamo)

Codirosso spazzacamino
Scricciolo
Merlo
Pettirosso
Capinera
Luì piccolo
Zigolo nero
Picchio rosso maggiore
Picchio muratore
Capinera
Codibugnolo
Colombaccio




Anacamptis pyramidalis è una delle specie di orchidee che possono essere incontrate nella Riserva del Neirone.

La prossima escursione botanica è prevista per il 12 giugno, con ritrovo alle Capanne di Carrega alle ore 9:30.

 


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Ultimo aggiornamento Domenica 29 Maggio 2016 20:25
 

Laghi della Lavagnina, laghi di Mediterraneo

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Il sentiero che costeggia la sponda destra del Lago della Lavagnina sorprende per la quantità di specie mediterranee che offre all'escursionista. La foto sopra ritrae uno splendido Cisto a foglie di salvia (Cistus salviifolius), fotografato l'8 maggio scorso, durante la prima delle tre passeggiate botaniche organizzate dalle Aree Protette dell'Appennino Piemontese per il 2016.
L'escursione sulla flora della Lavagnina è stata condotta dal Prof. Franco Orsino, profondo conoscitore della flora locale, il quale, insieme ai colleghi dell'Università di Genova prof.ssa Giuseppina Barberis e dott. Stefano Marsili, ha già individuato più di 950 specie diverse di piante per il territorio del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo e del SIC omonimo.



I prossimi appuntamenti sulla flora saranno il 29 maggio 2016, per l'esplorazione della Riserva Naturale del Neirone e il 12 giugno 2016, per una passeggiata sulle cime più alte dell'Appennino.



L'immagine sopra ritrae l'infruttescenza della Vesicaria maggiore (Alyssoides utriculata), altro elemento mediterraneo della flora del Parco, qui presente e abbondante nelle rupi meno vegetate. La Vesicaria maggiore (in primo piano nella foto sopra) e la Biscutella laevigata (in secondo piano, sfocata, nella foto sopra) appartengono entrambe alla famiglia della Brassicaceae, quella dei Medaglioni del Papa, pianta con la quale condividono l'infruttescenza a siliquetta, dapprima tonda e poi appiattita col progredire della maturazione.




Il Cerastio di Voltri (Cerastium utriense) è uno dei gioielli botanici del Parco e dell'Italia, vive solo nel tratto di Appennino alle spalle delle città di Genova e Savona, un areale di poche centinaia di km quadrati. Qui è relativamente frequente ma se si pensa che per osservarlo si dovrà venire proprio in questo brevissimo tratto di montagne, si capisce quando sia raro in termini assoluti. La specie, affine al Cerastium arvense, è stata descritta da Giuseppina Barberis nel 1988 (per approfondimenti vedasi: Webbia 42(2): 153-160. 1988).
Analogamente a molte altre specie vegetali, il cerastio mal sopporta la competizione per la luce e per lo spazio: per tale ragione si rifugia nelle pareti pressoché prive di vegetazione e, in alcuni casi come nella foto sopra, quasi nella nuda roccia.
La Lavagnina, così come tutte le aree ricche di flora, ospita piante comuni assieme ad altre rare o minacciate. Poche sono le persone in grado di valutare l'impatto della raccolta di una specie botanica e per far fronte a questo problema, da anni, la Regione Piemonte (così come molte altre regioni italiane) si è dotata di una specifica normativa destinata a proteggere le specie vegetali. Il Parco beneficia inoltre di una legge specifica - il Regolamento, L.R. n°65/'96 - che protegge tutti i vegetali. Le moderne fotocamere digitali, e spesso anche molti telefoni portatili, permettono di fare ottime fotografie i cui scatti sono un ricordo che rimane per molti anni mentre una pianta strappata nel giro di poche ore secca e diventa irriconoscibile. Poi una bella foto può vincere anche un premio, mentre una bella raccolta può portare solo ... un brutto verbale! Ma soprattutto le piante sono patrimonio di tutta la comunità e, principalmente per tale ragione, vanno rispettate e non raccolte.


La Silene sassifraga (Silene saxifraga) è una cariofillacea (Famiglia Caryophyllaceae) che, analogamente al Cerastio di Voltri, si rifugia nelle rupi verticali dove minore è la competizione tra i vegetali; ha però, rispetto a quest'ultima, una distribuzione maggiore, popolando le montagne dell'Europa meridionale.


Particolare dell'infiorescenza della Silene sassifraga. Il caule è vischioso nella parte sommitale e trattiene lana di pioppo, piccoli insetti e altri elementi leggeri.

Una delle caratteristiche più peculiari del Parco è quella di ospitare specie di ambiti climatici molto diversi: le specie mediterranee, ad esempio, si trovano a volte a poche decine di metri da specie cosiddette circumboreali (tipiche cioè delle zone fredde o temperato fredde). L'Equiseto invernale (Equisetum hyemale) è una pianta dei climi tipicamente freddi che, nei pressi del Lago della Lavagnina, però, ha trovato un microclima particolarmente fresco - nei pressi di una sorgente.



Le aree protette ospitano una biodiversità vegetale straordinaria, il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, inserito tra il Mar Mediterraneo e le Alpi, offre all'escursionista attento e desideroso di imparare delle soddisfazioni rare. La Regione Piemonte ha voluto riconoscere, in maniera ancora più netta che in passato, questa ricchezza ambientale e ha affidato al nuovo Ente di gestione (già Ente di gestione del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo) la salvaguardia di una Riserva Naturale regionale di eccezionale valore: La Riserva del Neirone che, seppur con solo 101 ettari di estensione, ospita una delle rare popolazioni appenniniche relitte di Pulsatilla primaverile (Pulsatilla montana).



L'escursione del prossimo 29 maggio 2016, condotta dalla prof.ssa Barberis e dal prof. Orsino, partirà dal Palazzo del Comune di Gavi, alle ore 9 e sarà la seconda puntata di questo viaggio che anche quest'anno faremo per scoprire la meravigliosa e ricchissima flora appenninica.


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Ultimo aggiornamento Sabato 04 Giugno 2016 08:57
 


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