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Juanìn Forte

Tanti anni fa vivevano a Capanne tre uomini che non c’erano.
Uno si chiamava Torcipiante, ed era cosi forte che piegava con le mani degli alberi grossi come una ruota da carro e un giorno era riuscito a disboscare da solo più di duecento ettari di bosco. Un altro si chiamava Röa da murin, ed era cosi forte che faceva girare le pale di un mulino senza bisogno dell’acqua, e le faceva andare tanto svelte che c’era il rischio che rompesse gli ingranaggi. Il terzo, infine, si chiamava Giuanin fórte, ed era cosi forte che che aveva tenuto su il ponte della ferrovia del Gnocchetto con il treno che ci passava sopra quando ancora ci dovevano fare i pilastri.

Un giorno li ha mandati a chiamare il re di una città della piana e gli ha detto: “C’è un mago con sette teste in un castello qui vicino che ogni giorno vuole che gli portiamo una ragazza, e poi ‘sta ragazza non la vediamo più. Di questo passo fra poco non ci saranno più ragazze e allora toccherà anche a mia figlia. C’ho già mandato contro tutti i miei soldati, ma non c’è stato verso, nessuno di loro è più ritornato. Vi chiedo, dunque, di provare voi: chi riuscirà a liberarci dal mago sposerà mia figlia ed erediterà il mio regno.”

I tre giovani allora sono partiti e si sono presentati al castello del mago bestione. Volevano entrare tutti e tre e allora se la sono giocata a carte. Ha vinto Torcipiante, che così è entrato per primo. Aveva nelle mani due bastoni di faggio che saranno stati tre quintali l’uno. “Se l’ammazzo vi farò miei ministri” ha detto convinto agli altri due.

Ma Torcipiante ha preso tante botte che basta, e quando è uscito sembrava San Bastiano da come perdeva sangue da tutte le parti. Allora è Entrato Röa da murin, che si era fatto una specie di accetta con una ruota di una macina e il tronco di un olmo alto dieci metri. “Con questa qui gliele stacco tutte insieme le teste a quel mago” ha detto, e poi è andato dentro.

Neanche un secondo che si sono sentiti dei colpi tremendi e degli urli e dei versi da far spavento. Poi, tutt’assieme, s’è aperta la porta ed è piombato fuori Röa da murin con la testa infilata nel buco della macina. Anche lui era tutto pieno di sangue, e in più c’aveva la testa come rimpicciolita per via che il mago gliel’aveva infilata lì dentro.

Non restava che Giuanin fòrte. Lui non s’è fatto impressionare da come erano stati ridotti i suoi amici. Ha detto soltanto: “Dicono che non c’è il due senza tre. Staremo a vedere se hanno ragione”.
Poi è entrato con un bastone di ferro appeso al colletto della giacca che pesava dodici quintali. Subito c’è stato come uno strano silenzio, pareva che non succedesse niente. Poi ci sono stati come degli scoppi, uno dietro l’altro, e ogni volta il mago tirava degli urli che si dice che l’abbiano sentito anche a Genova. Era Giuanin fòrte che con il suo bastone faceva scoppiare una dopo l’altra le teste del mago fino a quando è scoppiata anche la settima che ha dato un colpo come quello che fanno i fulgari quando sono finiti.

E’ passato un minuto, n’è passato un altro, ma di Giuanin neanche l’ombra. Allora i suoi amici, nonostante fossero malconci, sono andati dentro a vedere. Subito hanno fatto una fatica orba ad entrare, perché c’era fumo e un odore di zolfo che faceva venire da vomitare. Poi pian piano c’hanno fatto l’abitudine e allora hanno visto Giuanin che contava tranquillo le sterline d’oro del tesoro del mago. “Venite avanti, gli ha detto, che ce n’è anche per voi”. Allora hanno caricato la cassa su un carro e poi sono andatri dritti al palazzo del re.

Il re li ha ricevuti subito e una volta nel salone Giuanin s’è fatto avanti e ha detto: “Le chiedo di dare questo tesoro ai miei compagni che se lo sono meritato. A me basta sposare sua figlia”. Il re è rimasto colpito da tanta generosità e allora ha fatto chiamare sua figlia e ha voluto che si sposassero subito senza neanche cambiarsi. Poi ha regalato a Giuanin un tesoro che valeva dieci volte tanto quello dei suoi amici e ha ordinato che in tutto il regno si facesse festa per una settimana.

Giuanin e la principessa si sono innamorati a prima vista e da quel momento in poi non sono mai stati più un istante lontani. Hanno avuto dieci figli e si racconta che abbiano regnato in quella città per più di cent’anni. In quanto a Torcipiante e Röa da murin, sono diventati i consiglieri più fidati del loro amico, anch’essi amati dal popolo che non dimenticò mai il loro coraggio.

 







Ideazione e coordinamento Andrea De Giovanni
Ecomuseo di Cascina Moglioni

Testo raccolto a Capanne di Marcarolo e trascritto da Gianni Repetto
Presidente Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo

Illustrazioni Artemisia - Studio d'arte
Valentina Bevilacqua e Michela Cacciola

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Dicembre 2011 14:29