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Home Oggi nell'Appennino Laghi della Lavagnina, laghi di Mediterraneo

Laghi della Lavagnina, laghi di Mediterraneo

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Il sentiero che costeggia la sponda destra del Lago della Lavagnina sorprende per la quantità di specie mediterranee che offre all'escursionista. La foto sopra ritrae uno splendido Cisto a foglie di salvia (Cistus salviifolius), fotografato l'8 maggio scorso, durante la prima delle tre passeggiate botaniche organizzate dalle Aree Protette dell'Appennino Piemontese per il 2016.
L'escursione sulla flora della Lavagnina è stata condotta dal Prof. Franco Orsino, profondo conoscitore della flora locale, il quale, insieme ai colleghi dell'Università di Genova prof.ssa Giuseppina Barberis e dott. Stefano Marsili, ha già individuato più di 950 specie diverse di piante per il territorio del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo e del SIC omonimo.



I prossimi appuntamenti sulla flora saranno il 29 maggio 2016, per l'esplorazione della Riserva Naturale del Neirone e il 12 giugno 2016, per una passeggiata sulle cime più alte dell'Appennino.



L'immagine sopra ritrae l'infruttescenza della Vesicaria maggiore (Alyssoides utriculata), altro elemento mediterraneo della flora del Parco, qui presente e abbondante nelle rupi meno vegetate. La Vesicaria maggiore (in primo piano nella foto sopra) e la Biscutella laevigata (in secondo piano, sfocata, nella foto sopra) appartengono entrambe alla famiglia della Brassicaceae, quella dei Medaglioni del Papa, pianta con la quale condividono l'infruttescenza a siliquetta, dapprima tonda e poi appiattita col progredire della maturazione.




Il Cerastio di Voltri (Cerastium utriense) è uno dei gioielli botanici del Parco e dell'Italia, vive solo nel tratto di Appennino alle spalle delle città di Genova e Savona, un areale di poche centinaia di km quadrati. Qui è relativamente frequente ma se si pensa che per osservarlo si dovrà venire proprio in questo brevissimo tratto di montagne, si capisce quando sia raro in termini assoluti. La specie, affine al Cerastium arvense, è stata descritta da Giuseppina Barberis nel 1988 (per approfondimenti vedasi: Webbia 42(2): 153-160. 1988).
Analogamente a molte altre specie vegetali, il cerastio mal sopporta la competizione per la luce e per lo spazio: per tale ragione si rifugia nelle pareti pressoché prive di vegetazione e, in alcuni casi come nella foto sopra, quasi nella nuda roccia.
La Lavagnina, così come tutte le aree ricche di flora, ospita piante comuni assieme ad altre rare o minacciate. Poche sono le persone in grado di valutare l'impatto della raccolta di una specie botanica e per far fronte a questo problema, da anni, la Regione Piemonte (così come molte altre regioni italiane) si è dotata di una specifica normativa destinata a proteggere le specie vegetali. Il Parco beneficia inoltre di una legge specifica - il Regolamento, L.R. n°65/'96 - che protegge tutti i vegetali. Le moderne fotocamere digitali, e spesso anche molti telefoni portatili, permettono di fare ottime fotografie i cui scatti sono un ricordo che rimane per molti anni mentre una pianta strappata nel giro di poche ore secca e diventa irriconoscibile. Poi una bella foto può vincere anche un premio, mentre una bella raccolta può portare solo ... un brutto verbale! Ma soprattutto le piante sono patrimonio di tutta la comunità e, principalmente per tale ragione, vanno rispettate e non raccolte.


La Silene sassifraga (Silene saxifraga) è una cariofillacea (Famiglia Caryophyllaceae) che, analogamente al Cerastio di Voltri, si rifugia nelle rupi verticali dove minore è la competizione tra i vegetali; ha però, rispetto a quest'ultima, una distribuzione maggiore, popolando le montagne dell'Europa meridionale.


Particolare dell'infiorescenza della Silene sassifraga. Il caule è vischioso nella parte sommitale e trattiene lana di pioppo, piccoli insetti e altri elementi leggeri.

Una delle caratteristiche più peculiari del Parco è quella di ospitare specie di ambiti climatici molto diversi: le specie mediterranee, ad esempio, si trovano a volte a poche decine di metri da specie cosiddette circumboreali (tipiche cioè delle zone fredde o temperato fredde). L'Equiseto invernale (Equisetum hyemale) è una pianta dei climi tipicamente freddi che, nei pressi del Lago della Lavagnina, però, ha trovato un microclima particolarmente fresco - nei pressi di una sorgente.



Le aree protette ospitano una biodiversità vegetale straordinaria, il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, inserito tra il Mar Mediterraneo e le Alpi, offre all'escursionista attento e desideroso di imparare delle soddisfazioni rare. La Regione Piemonte ha voluto riconoscere, in maniera ancora più netta che in passato, questa ricchezza ambientale e ha affidato al nuovo Ente di gestione (già Ente di gestione del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo) la salvaguardia di una Riserva Naturale regionale di eccezionale valore: La Riserva del Neirone che, seppur con solo 101 ettari di estensione, ospita una delle rare popolazioni appenniniche relitte di Pulsatilla primaverile (Pulsatilla montana).



L'escursione del prossimo 29 maggio 2016, condotta dalla prof.ssa Barberis e dal prof. Orsino, partirà dal Palazzo del Comune di Gavi, alle ore 9 e sarà la seconda puntata di questo viaggio che anche quest'anno faremo per scoprire la meravigliosa e ricchissima flora appenninica.


Per rileggere gli articoli precedenti cliccate qui.

Ultimo aggiornamento Sabato 04 Giugno 2016 08:57