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Canzone per l'Appennino...

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LA MIA CANZONE PER L’APPENNINO MADRE CHE VIVE OLTRE LE DISGRAZIE
Maurizio Maggiani


Vado all’Appennino come vado alla casa delle origini, alla mia casa matrice e silvestre. Non c’è Apuo o Ligure, o apuoligure, che volgendo il suo sguardo al mare non avverta, naturale, ovvio, il sentimento dell’Appennino alle proprie spalle, la costrizione e la protezione, il grembo seccato e sempre rifiorito dell’Apua Mater.
Vado all’Appennino perché è madre che vive oltre le disgrazie e gli abbandoni, perché non c’è un vallo, una costa, un passo o una roccia o sito selvatico che non siano abitati, transitati, segnati, lavorati, benedetti e maledetti e ancora una volta benedetti, lasciati e ripresi; e sempre e comunque viaggiati, che l’Appennino è una via, l’arteria direttrice di ininterrotto scambio di cose e persone, anime e destini. Destini; a ogni disgrazia, catastrofe e temperie di sciagura il destino dell’Appennino è dato segnato per sempre, e sempre è contraddetto.
L’impero di Roma lo volle svuotato dei suoi popoli, e c’è chi è rimasto, la fame, la fame irrimediabile, ha deportato i discendenti alle Americhe, e c’è chi è tornato, i terremoti, la madre sempre scossa da tragiche doglie, hanno dirotto i paesi, e ogni volta c’è stato chi ha riedificato.
Contro ogni apparente ragione e logica, chi parte torna, chi perde riporta, ciò che muore rinasce, dovesse anche aspettare tre generazioni, e questo accade per amore e rispetto e dignità.
Quanto si inventa l’Appennino per continuare a pensarsi vivo, a quanto lavoro senza ragionevole mercede si applica per la pura e semplice passione di resistere al destino che lo proclama in eterno morente.
Quanto pane ancora si sforna, quante pietre angolari vengono ancora insediate, quanto primitivo formentone seminato, e castagni innestati, e antiche strade custodite.
Quanta dispendiosa cura viene data per ciò che sembrerebbe insignificante solo a cambiar l’angolo da cui lo si guarda.
No, l’Appennino non è madre di abbondanza e non di clemenza, ma i suoi figli non saprebbero averne un’altra. E tutto ciò non si vede se non da lì, se non da noi. Per il resto e gli altri, per l’opaco sguardo di un tivù, è solo montagne spaccate, maledetta incuria e fastidioso peso.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2017 14:53
 

Ente di gestione delle Aree protette dell'Appennino piemontese

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I FUNGHI Riconoscimento e proprietà - domenica 24 settembre

Domenica 24 settembre, l'Ente di Gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese propone una giornata dedicata ai funghi con l’accompagnamento di Mario Calbi, naturalista, ricercatore e collaboratore dell'Ente.

Il programma di massima della giornata sarà il seguente:

  • 9.30 ritrovo presso la piazza di Cartasegna (Carrega Ligure)
  • 9.45-15.15 escursione nella Zona Speciale di Conservazione "Massiccio dell'Antola, Monte Carlo, Monte Legnà"
  • 15.30-16.30 presentazione con diapositive presso il Circolo Ricreativo

 

Durante l’escursione verranno esaminate le specie fungine che si troveranno, cercando di fornire i rudimenti per una raccolta sicura. Sono infatti molte le specie tossiche, alcune delle quali spesso vengono scambiate con altre simili commestibili. Verrà mostrata la notevole varietà di specie ottime per la cucina, solitamente a torto trascurate dai cercatori.

I partecipanti dovranno essere muniti di scarponi da escursionismo, giacca anti pioggia e pranzo al sacco.

Il costo di partecipazione sarà di 5 euro a persona.

Prenotazioni e informazioni per l’escursione:
Parco Capanne di Marcarolo – Ufficio Vigilanza
Tel 0143-877825; Cell 335-6961784; email giacomo.gola@areeprotetteappenninopiemontese.it

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Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Settembre 2017 10:01
 

Ente di gestione delle Aree protette Appennino piemontese - Partita IVA 01550320061

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