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Oggi nell'Appennino


Save the frogs day 2018

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Tutte le primavere gli anfibi anuri (Rospi, Rane, Raganelle, Pelobati) compiono una vera e propria migrazione dai luoghi di svernamento ai siti di riproduzione; durante questo percorso, se incontrano strade o altre interruzioni non naturali lungo il loro cammino, rischiano di non riuscire a portare a termine il loro importante compito di propagazione della specie.
A seconda delle specie il tragitto può essere lungo da alcune centinaia di metri ad alcuni chilometri, come nel caso del Rospo comune (Bufo bufo) - foto sopra - specie che compie anche alcuni chilometri per andare a riprodursi.
Gli anfibi urodeli (Geotritoni, Salamandre, Salamandrine e Tritoni), invece, tipicamente compiono spostamenti minori rispetto agli anfibi anuri, ma non per questo durante il loro tragitto non vengono spesso interrotti inesorabilmente da micidiali infrastrutture quali strade. Nella foto sotto un esemplare di Salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata) è stato ucciso dal passaggio di un'auto.



Da dieci anni in tutto il mondo viene celebrato il Save the frogs day, il giorno del salvataggio delle rane.



 


L'iniziativa vuole raccogliere e coordinare tutte quelle esperienze di salvataggio degli anfibi sparse in moltissimi Paesi del mondo.
Il Centro Erpetofauna del Settore Biodiversità e Aree Naturali della Regione Piemonte, istituito presso l'Ente di gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese con il supporto dell'Ente di gestione del Parco del Po e dell'Orba, supporta l'iniziativa a livello locale con la creazione di un evento di salvataggio nel territorio del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, in un'area particolarmente soggetta agli investimenti di Rospo comune e Rana temporaria - la frazione Molini di Fraconalto - e raccoglie informazioni su tutte le realtà che, a livello regionale, adottano iniziative di salvataggio degli anfibi. In particolare per l'anno 2018, sono stati presi contatti con alcuni volontari di Associazioni che stanno adottando iniziative di sensibilizzazione delle istituzioni locali e stanno predisponendo iniziative concrete di salvataggio degli anfibi lungo alcune strade.

Nei prossimi giorni verranno date informazioni puntuali sull'evento di salvataggio nell'ambito di Save the frogs 2018, previsto per il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo.











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Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Aprile 2018 05:24
 

La migrazione delle Gru

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In questi giorni lungo la dorsale Appenninica settentrionale, dall'imperiese al savonese sino all'Appennino Piemontese vengono avvistati stormi di Gru (Grus grus) in risalita dai quartieri di svernamento sud-europei (Spagna e Francia).
Nella pomeriggio di ieri diversi stormi in successione sono stati avvistati sul Parco regionale del Bèigua (Savona e Genova) con una prima stima di circa 5000 esemplari (Liguriabirding - Gabriella Motta); una parte di questi uccelli, stimati in circa 2000 è transitata sopra il Monte Poggio, nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo: si tratta questo dell'avvistamento del maggior numero di Gru per il Parco. L'osservazione è stata fatto da un Guardiaparco dell'Ente, tra le 16:40 e le 17.
Nei prossimi giorni è probabile che ci saranno altri avvistamenti di questi magnifici animali, anticipati dai canti che spesso sono il primo segnale del loro passaggio.
Quelllo della migrazione delle Gru è uno degli spettacoli naturali più affascinanti che l'Appennino offre in questo periodo dell'anno.













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Funghi di Cartasegna, 24 settembre 2017

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Domenica 24 settembre si è svolta la prima escursione micologica del 2017, organizzata dall'Ente di gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese. 
Da Cartasegna (Carrega Ligure) Mario Calbi, appassionato esperto del mondo vegetale e dei funghi, dapprima lungo la mulattiera per Connio e poi verso le maestose faggete dei Crosi, ha illustrato le tecniche di riconoscimento delle specie fungine.
L'escursione è stata possibile grazie all'ospitalità, alla conoscenza del territorio e all'accompagnamento degli abitanti di Cartasegna; un grazie sentito dall'Ente gestore va a Gino Ballestrasse (nella foto sopra la persona nell'angolo in basso a sinistra), a Renzo, Gian Mario e Antonella, a Massimo e Davide e a Sandro, Enni e Alfredo.



La Fistulina hepatica o Lingua di bue è un buon fungo commestibile, molto apprezzata dai cittadini d'Oltralpe ma spesso tralasciata nelle nostre regioni. Cresce sul legno e, anche nelle annate particolarmente siccitose come questa, si sviluppa quando la maggior parte delle altre specie non riesce a fruttificare.




Hebeloma radicosum appartiene a un Genere tipico della lettiera. La specie è l'unica del Genere ad avere un  anello nella parte alta del gambo. I funghi del Genere Hebeloma sono di interesse estetico ma non alimentare.




Tra le specie nemorali, dei boschi, ci sono anche le Mazze di tamburo, i funghi del Genere Lepiota (foto sopra), molto apprezzati dai raccoglitori. Le Mazze di tamburo sono tra le specie per le quali non è necessario essere muniti del Titolo di raccolta (tesserino regionale). Nella foto sopra Macrolepiota mastoidea.



Sopra i 1100 metri il bosco è composto quasi esclusivamente da faggi (Fagus sylvatica), alcuni anche imponenti: nella foto sopra un faggio secolare dal diametro a petto d'uomo di 340 cm.



Oudemansiella mucida, foto sopra, è una specie tipica della faggeta dove cresce sui rami secchi e sulle piante poco vigorose; è commestibile anche se localmente non viene considerata di interesse alimentare.



La faggeta in passato è stata trasformata dall'uomo in castagneto da frutto, in questa fascia vegetazionale si trova una specie arbustiva interessante, il Biancospino selvatico (Crataegus laevigata), foto sopra.




Sempre più raro è il Vischio (Viscum album), pianta venerata nell'antichità e ancor oggi usata per decorazioni. Nella foto sopra un esemplare di Vischio su Sorbo montano (Sorbus aria). Ricordiamo che la specie è protetta dalla normativa regionale di settore.



Di eccezionale interesse è la presenza nei boschi di Cartasegna e in generale della Zona Speciale di Conservazione IT1180011 "Massiccio dell'Antola, Monte Carmo, Monte Legnà" di un lichene che sta diventando sempre più raro perché molto sensibile all'inquinamento atmosferico: si tratta della Lobaria pulmonaria (foto sopra).



La prossima escursione micologica, curata dal prof. Franco Orsino, è prevista per domenica 15 ottobre, con ritrovo
a Voltaggio in piazza Giuseppe Garibaldi alle ore 9:30.


 



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Ultimo aggiornamento Martedì 26 Settembre 2017 05:17
 

Flora del Poggio Rondino

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Domenica 18 giugno 2017 si è svolta la terza escursione botanica delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese, la prima, però, nel Sito Natura 2000 "Massiccio dell'Antola, Monte Carmo, Monte Legnà", promosso da alcuni mesi dal Ministero dell'Ambiente da Sito di Interesse Comunitario (SIC) a Zona Speciale di Conservazione (ZSC).
Da Capanne di Carrega (1367 m.s.l.m.) è stato percorso il sentiero per il Monte Poggio Rondino (1630 m.s.l.m.) con rientro per la vetta del Monte Carmo (1642 m.s.l.m.).



Moltissime sono state le specie floristiche incontrate e, tra queste, un posto d'eccezione va alla Traunsteinera globosa (foto sopra), bellissima orchidea presente solo in queste cime
di tutto l'Appennino piemontese e qui spesso abbondante.




Oramai rara è la Gentiana lutea, conosciuta come Genziana maggiore, un tempo raccolta
per i suoi usi aromatici - in particolare la radice - ma oggi particolarmente protetta. La specie un tempo era molto meno rara di oggi a causa della maggiore diffusione dei pascoli.




Il Lilium bulbiferum croceum o Giglio di San Giovanni è una grande e vistosa liliacea, da sempre oggetto di raccolte indiscriminate per la sua bellezza. Non è infrequente nella parte appenninica del Piemonte e possono essere incontrati esemplari multiflori, anche se rari.



L'Arnica montana è una delle piante officinali più appezzate delle nostre montagne, la sua attuale rarefazione è dovuta alle raccolte ma, soprattutto, alla riduzione dei pascoli e dei terreni sfalciati. Lungo il percorso ne sono stati incontrati meno di una decina di esemplari.



Altre specie interessanti, anche non floristiche, legate alle montagne più alte dell'Appennino ligure-piemontese possono essere trovate nei crinali dell'Alta Val Borbera: tra queste due piccoli ortotteri molto appariscenti per i suoni emessi con lo sfregamento dei femori posteriori. Nella foto sopra lo Stauroderus scalaris o Cortippo rumoroso, specie montana dell'Europa e dell'Asia rarissima nell'Appennino, deve il suo nome volgare al forte suono prodotto dal canto.



Nella foto sopra un altro piccolo insetto molto raro nell'Appennino settentrionale, lo Stenobothrus lineatus, abbondante sulle nostre montagne solo in Alta Val Borbera.

Di eccezionale interesse è stato l'avvistamento, fatto da Laura Gola, di un esemplare di Grifone proveniente dalla Val Boreca e diretto verso Marcarolo. Altro avvistamento ornitico degno di nota è stato quello di due maschi cantori di Spioncello, passeriforme raro in Appennino e la cui eventuale nidificazione andrà accertata.


La prossima escursione botanica, curata da Mario Calbi, è prevista per domenica 25 giugno, con partenza dal valico di San Fermo alle ore 10 e itinerario verso i Monti Buio e Antola.

 



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Ultimo aggiornamento Sabato 02 Settembre 2017 12:44
 

L'elemento mediterraneo nella flora dell'Appennino piemontese

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Le Aree Protette dell'Appennino piemontese ospitano, oltre ad altri territori, anche il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo e la Riserva Naturale del Neirone di Gavi. In entrambe queste aree si rinvengono numerose specie a gravitazione mediterranea; esse si possono suddividere in tre gruppi principali: specie stenomediterranee o eumediterranee, distribuite essenzialmente lungo le coste del Mediterraneo (mediterranee in senso stretto); specie eurimediterranee o submediterranee che, pur avendo la distribuzione principale lungo le coste,  possono però irradiarsi all'interno del territorio, spingendosi anche a quote più elevate; specie mediterranee montane, presenti sulle montagne che bordano il bacino mediterraneo.

 


Vengono qui prese in considerazione alcune specie appartenenti al primo gruppo, particolarmente significative dal punto di vista ecologico e corologico. In linea di massima si tratta di specie  che mancano in Piemonte o che sono comunque molto rare e generalmente accantonate in aree di rifugio che godono di condizioni microclimatiche particolarmente favorevoli come la regione delle Langhe e le oasi xerotermiche della Val di Susa. Vengono pertanto dati cenni sulla loro distribuzione nelle suddette Aree Protette e nel resto del Piemonte.

Per quanto riguarda il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo le specie mediterranee si rinvengono soprattutto nelle parti più basse del territorio, che ovviamente sono quelle più calde e asciutte, come i Laghi della Lavagnina e le basse Valli dei torrenti Gorzente e Piota. E' da notare che alcune di queste specie appaiono negli ultimi anni in espansione, probabilmente favorite dall'innalzamento delle temperature invernali e da una più marcata siccità estiva.

Cistus salviifolius L. (Cistaceae) 
E' abbastanza frequente al margine dei boschi a Quercus pubescens, spesso con Erica arborea, come lungo la riva del Lago inferiore della Lavagnina, in bassa Val Piota fino a circa 470 m di quota, alle pendici del M. Colma (tra i 450 e i 500 m); sulla sponda destra del Gorzente, poco prima della sua confluenza nel Piota, si trova poi una cospicua popolazione che si affaccia su una parete rocciosa ed in primavera produce vistose fioriture bianche. In Piemonte è presente nelle Langhe, in Monferrato e nella bassa Val di Susa.

Erica scoparia L. (Ericaceae)
Mentre Erica arborea è diffusa in tutto il Parco, risalendo fino a quote di 800 m, ed è frequente in vari settori del Piemonte meridionale,  E. scoparia è specie assai più rara; è stata rinvenuta soltanto nella parte sud-occidentale del Parco e precisamente sulle pendici occidentali del Bric Conchini e su quelle meridionali del Bric Vesolina, dove è presente con piccole popolazioni in praterie arbustate con E. arborea, a quote comprese tra i 600 e i 750 m circa. Questa specie non è mai stata segnalata per il Piemonte.

Melilotus neapolitanus Ten. (Leguminosae)
Numerosi esemplari crescono in un'area sabbiosa in vicinanza del Gorzente, poco prima della sua confluenza nel Piota. In Piemonte è noto in provincia di Alessandria presso Cantalupo Ligure in Val Borbera e nella zona di Spigno Monferrato. Nell'Erbario Pedemontano di Torino esistono anche exsiccata raccolti all'inizio del '900 provenienti da varie località: Lerma, Val Gorzente, Acqui (Pistarino et al., 1999).

Tordylium apulum L. (Umbelliferae)
Un'unica stazione lungo la strada asfaltata che conduce ai Laghi della Lavagnina, dove alcuni esemplari si rinvengono in incolti erbosi aridi. Non esistono segnalazioni per il Piemonte.

Pimpinella tragium Vill. (Umbelliferae)
Rinvenuta soltanto in pineta alle pendici del M. Tobbio e sulle rupi lungo il sentiero del Lago inferiore della Lavagnina. In Piemonte è nota per le Alpi Marittime e nell'Appennino al M. Tobbio.

Antirrhinum latifolium Mill. (Scrophulariaceae)
E' diffuso sulle rupi nelle seguenti aree: Lago inferiore della Lavagnina, basse Valli del Gorzente e del Piota, Valle del Ro Lavagetta, Lago Badana. In Piemonte è presente nel Cuneese, nelle Langhe e in Val Borbera.

Reichardia picroides (L.) Roth (Compositae)
Rinvenuta esclusivamente sulle rupi lungo la riva del Lago inferiore della Lavagnina. In Piemonte è presente in Val di Susa, nelle Langhe ed in provincia di Alessandria a Grondona ed a Stazzano.

Hyoseris radiata L. (Compositae)
Alcuni esemplari in incolti erbosi a monte dell'abitato di Voltaggio. Pignatti (1982) non la riporta in Piemonte ma Pistarino et al. (1999) la segnalano tra Vignole Borbera e Stazzano; esistono poi antiche segnalazioni in Gola (1912) per le seguenti località dell'Appennino in provincia di Alessandria: Voltaggio, verso M. Tobbio (che sembra corrispondere alla stazione di cui sopra), Casaleggio, Mornese, Lerma.

Urospermum dalechampii (L.) F.W. Schmidt (Compositae)
Un'unica stazione con pochi esemplari che crescono sulle rupi lungo il tratto inferiore del Rio Tavolin, affluente del Rio Acquestriate che a sua volta confluisce nel torrente Lemme. In Piemonte è segnalato nell'Appennino e nel Cuneese.

Juniperus oxycedrus L. (Cupressaceae)
E' stato rinvenuto un solo esemplare, molto annoso e di grandi dimensioni, sul pendio sovrastante il Lago inferiore della Lavagnina, in una pineta rada a Pinus pinaster con Erica arborea nel sottobosco. In Piemonte è noto da tempo nelle oasi xerotermiche della media Val di Susa (Mondino, 2007).

Briza maxima L. (Gramineae)
Ritrovata in incolti aridi nelle tre stazioni seguenti: Val Piota inferiore, Acquestriate e Lago inferiore della Lavagnina. Secondo Pignatti (1982) manca in Piemonte ma Pistarino et al. (1999) la segnalano nella zona di Spigno Monferrato.

Lolium rigidum Gaudin (Gramineae)
E' stato rinvenuto in pratelli aridi ai Laghi della Lavagnina, in bassa Val Piota e tra le Capanne superiori di Marcarolo e i laghi del Gorzente. In Piemonte Pignatti (1982) lo riporta genericamente raro nella Padania e in zone collinari circostanti e Pistarino et al. (1999) lo segnalano nella località di Tronzano in provincia di Vercelli.

Piptatherum miliaceum (L.) Cass. (Gramineae)
Trovato recentemente in un'unica stazione di pochi esemplari nella bassa  Val Piota. Non è mai stato segnalato in Piemonte.

Crocus biflorus Mill. (Iridaceae)
E' noto in una sola stazione in cui alcuni esemplari crescono in un incolto erboso nelle vicinanze del Gorzente poco prima della sua confluenza nel Piota. In Piemonte è segnalato nei pressi di Alba e a Castell'Alfero in provincia di Asti.

Colchicum neapolitanum (Ten.) Ten. (Liliaceae)
Rinvenuto in zone prative della bassa Val Piota, della bassa Val Gorzente e nella Valle del Rio Lavagetta. Mancano riferimenti precisi per il Piemonte, tranne una segnalazione di Pignatti (1982) a Millesimo che però si trova in Liguria in provincia di Savona.

Numerose sono poi le specie euri- o submediterranee presenti e tra queste ne ricordiamo solo alcune degne di nota per la loro rarità sia nel Parco sia nel resto della regione.

Aristolochia rotunda L. (Aristolochiaceae)
E' relativamente frequente in luoghi erbosi al Lago superiore della Lavagnina, nella bassa Val Piota, vicino al Sacrario della Benedicta nei prati sotto C. Moglioni e C. Merigo mentre risulta assai rara nel resto del Piemonte. Questa specie è anche biologicamente importante poiché costituisce la pianta nutrice del bruco del Lepidottero Zerynthia polyxena.

Trifolium stellatum L. (Leguminosae)
Rinvenuto esclusivamente in incolti aridi sopra Voltaggio. Pignatti (1982) lo segnala genericamente per il Piemonte ma secondo la Checklist della Flora Italiana (2005) la sua presenza è dubbia.

Ventenata dubia (Leers) Coss.  (Gramineae)
Una sola stazione nota in luoghi erbosi aridi della bassa Val Piota. In Piemonte è segnalata solo nelle Langhe.

Prospero autumnale (L.) Speta (Liliaceae) (Syn. Scilla autumnalis L.)
Una piccola popolazione in una zona prativa della bassa Val Piota. Pignatti (1982) e Pistarino et al. (1999) la citano genericamente come rara per il Piemonte. Il secondo autore riporta anche antiche segnalazioni per Capriata d'Orba e Casale in provincia di Alessandria. Secondo la Checklist (2005) la sua presenza in Piemonte è dubbia.

Loncomelos narbonensis (Torn. in L.) Raf. (Liliaceae)  (Syn. Ornithogalum narbonense L.) 
Pochi esemplari al margine di un prato alle pendici del M. Colma. In Piemonte è segnalato nelle Langhe e nel Cuneese ma secondo la Checklist (2005) la sua presenza in questa regione è dubbia.


Anche per quanto riguarda la Riserva Naturale del Neirone, che si trova alle immediate spalle dell'abitato di Gavi, vengono qui prese in considerazione alcune delle specie mediterranee più significative.

Quercus ilex L. (Fagaceae)
Recentemente sono stati rinvenuti due esemplari di leccio su una falesia verticale utilizzata come palestra di roccia: il ritrovamento potrebbe rivestire notevole significato fitogeografico in quanto si tratta di una specie rarissima, allo stato spontaneo, in Piemonte e mai segnalata in provincia di Alessandria. Come è noto essa è presente oggi in un piccolo numero di esemplari solo in un paio di stazioni della media Valle di Susa (Mondino, 2007).

Centranthus ruber (L.) DC. (Valerianaceae)
Cresce in abbondanza sulle mura del Forte di Gavi dove forma vistosi cespi in piena fioritura nel mese di maggio. La specie è rara nel resto del Piemonte dove è segnalata nelle Langhe, in Val di Susa e a Villadeati in provincia di Alessandria (Pistarino et al., 1999).

Salvia verbenaca L. (Labiatae)
Numerosi esemplari nei pratelli aridi intorno al Forte di Gavi. Secondo Pignatti (1982) manca in Piemonte ma Pistarino et al. (1999)  la segnalano nelle Langhe e in provincia di Torino.

Arum italicum Mill. (Araceae)
Alcuni esemplari si rinvengono sul versante meridionale di M. Moro lungo la stradella che sale al Forte. Nel resto del Piemonte è noto nelle Langhe (Abbà, 1990), a Pecetto in provincia di Torino e a Pombia in provincia di Novara (Pistarino et al., 1999).

Ricordiamo infine le seguenti specie già citate per il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo: Antirrhinum latifolium, frequente su rupi e muri nel versante meridionale di M. Moro; Hyoseris radiata, comune in incolti erbosi aridi e sulle mura del Forte di Gavi; Crocus biflorus, presente in una stazione di pochi esemplari in un pratello sottostante il Forte di Gavi; Colchicum neapolitanum, frequente in luoghi erbosi aridi.


LETTERATURA CITATA

ABBA' G., 1990 - La  flora delle Langhe. Amici del Museo "F. Eusebio", Alba.

CONTI F., ABBATE G., ALESSANDRINI A., BLASI C. (Eds.), 2005 - An Annotated Checklist of

the Italian Vascular Flora. Palombi Ed., Roma.

GOLA G., 1912 - La vegetazione dell'Appennino piemontese. Ann. Bot. 10: 189-338.

MONDINO G.P., 2007 - Flora e Vegetazione del Piemonte. L' Artistica Ed., Regione Piemonte.

PIGNATTI S., 1982 - Flora d'Italia. Edagricole, Bologna.

PISTARINO A., FORNERIS G., FOSSA V., 1999 - Le collezioni di Giacinto Abbà. Museo

Regionale di Scienze Naturali Torino, Stampa Mariogros Torino.


 





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Ultimo aggiornamento Martedì 21 Marzo 2017 18:55
 


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